Recensione: “X come occhi” (X’s for Eyes, 2015) di Laird Barron

Articolo di Francesco Corigliano33Veniamo a fumarci le aurore boreali. Noi ci fumiamo le aurore boreali, e tu farai lo stesso. Il lupo Fenris ringhiava. Gli alberi si spogliavano e un vento li abbatteva in direzione esterna; Tunguska, un’altra volta. Il ringhio si emanava da una caverna in un canyon, su un pianeta lontanissimo da stelle conosciute, espanso a riecheggiare ancora e ancora esternamente, corrompendo e annerendo polvere e gas e ghiaccio e ogni altra cosa che toccasse. Non come ululato, ma squillo risonante da un corno appartenente a un dio…

Titolo: X come occhi | Autore: Laird Barron | Titolo originale: X’s for Eyes, 2015 | Traduttore: Andrea Bonazzi | Pagine: 104 | Collana: Visioni | N° Collana 3  Prezzo di copertina: 8,90€

X come occhi di Laird Barron è l’ultima uscita per la collana Visioni di Edizioni Hypnos. Si tratta di una novella di agilissima lettura, attraversata da potenti correnti fantastiche e, soprattutto, weird.

La storia si fonda su premesse addirittura fantascientifiche: al centro vi sono corporazioni ricchissime e potentissime che, nel 1956, dispongono già di mezzi tecnologici che surclassano di gran lunga quelli delle nazioni più avanzate. I due giovani protagonisti, Dred e Mac, sono proprio i rampolli della famiglia al capo di una di queste multinazionali, cresciuti ad addestramenti, torture e apprendimenti forzati in uno sperduto tempio sull’Himalaya, e che a 12 e 14 anni sono già maturi sotto tutti i punti di vista. I nostri si troveranno coinvolti in una complessa trama di inseguimenti, accordi segreti, tentativi di assassinio e viaggi in capo al mondo, un insieme che potrebbe tranquillamente far impallidire un qualsiasi robusto romanzo d’avventura.

In effetti, Barron sembra divertirsi molto a far correre di qua e di là i suoi personaggi, presentandone peraltro sempre di nuovi e ficcandoli in situazioni via via più complesse, tutte dirette a sfociare – come si diceva più sopra – in direzioni fantastiche. In realtà, a volte questi movimenti sembrano un po’ frettolosi (soprattutto nella prima metà della “Parte II”) e sbrigativi, e si passa con eccessiva velocità da riflessioni dei personaggi a violente fughe che durano anche ore o giorni e che si concludono in poche righe. Questo fattore non viene necessariamente per nuocere, e contribuisce ad accrescere il ritmo della narrazione, già di per sé serratissimo.

Alla base di questo andirivieni c’è il weird, con paradossi temporali, entità che risiedono al di là dello spazio e del tempo, riferimenti a Lovecraft che quasi travalicano il semplice omaggio (ci sono dei personaggi che discutono delle sue opere letterarie!) e che portano in scena addirittura Azathoth – qui reinterpretato in salsa intertestuale ed eletto addirittura a Imperatore del Gelato (http://www.leparoleelecose.it/?tag=limperatore-del-gelato). Le trovate di Barron sono divertenti e l’atteggiamento che tiene verso espedienti che ormai rischiano di apparire come cliché – ad esempio, la scoperta di qualcosa di artificiale e perduto sotto una certa calotta glaciale – consente di trasformare ogni momento in un’occasione di avventura e rimbalzi dimensionali. Il finale poi è addirittura visionario, con alcune delle immagini più potenti di tutto il romanzo.

X come occhi trova la sua ragion d’essere proprio in questa dinamicità. L’angoscia e l’inquietudine sono pure presenti, ma il loro ruolo viene in qualche modo attenuato dalla continua giustificazione – e accettazione – dei fatti più sorprendenti da parte dei personaggi, che li razionalizzano anche in virtù delle proprie strabilianti conoscenze scientifiche. Nonostante alcuni momenti in cui si avverte un grande senso di alterità (soprattutto negli interventi di Azathoth), la vicenda si svolge superando con scioltezza i fatti più sconcertanti e giungendo ad un finale che si unisce – tematicamente – a questa particolare forma della narrazione stessa.

In definitiva si tratta di una novella godibile, vicina alla fantascienza e al new weird, veloce e in grado di offrire qualche immagine di rilievo. Non bisogna aspettarsi grandi atmosfere, ma un andamento incalzante personaggi divertenti, e una tendenza speculativa che sa essere anche affascinante.

Francesco  Corigliano

barronL’AUTORE

Nato nel 1970 in Alaska, Laird Barron si è imposto negi ultimi anni come una delle voci più autorevoli del weird moderno. Nel 2007 vince lo Shirley Jackson Award per la raccolta The Imago Sequence and Other Stories, e si ripete nel 2010 con la raccolta Occultation and Other Stories e il romanzo breve Mysterium Tremendum. Nel 2012 esce il romanzo The Croning, incontro tra l’orrore cosmico di tradizione lovecraftiana e gli orrori ancestrali di Arthur Machen. Nel 2014 vince il Bram Stoker Award per la raccolta The Beautiful Thing That Awaits Us All. Nel 2014 è curatore d’onore con Michael Kelly del primo volume dell’Year’s Best Weird Fiction. Personaggio estroso, appassionato di gare di cani da slitta, e autore eclettico, Barron si caratterizza anche per la sua capacità di fondere l’horror con i generi più diversi, dal western all’hard boiled, dalla fantascienza allo spionaggio, come dimostra anche l’unico suo racconto sinora pubblicato in Italia, L’intimidatore (Hypnos 2, 2013). Il suo romanzo The Croning, è in uscita in edizione italiana.