Recensione: “Storie del Necronomicon” (2015) di Max Gobbo

Articolo di Max Ruzzantestorie del necronomicon COP new (1)“Sognavo città perdute dalle alte mura di pietra nera su cui s’aprivano brecce spaventevoli, mute testimonianze di antiche battaglie. Erano luoghi disabitati dagli edifici diroccati che svettavano alti come tetri giganti al baluginare di lune sinistre, che tagliavano un cielo cupo con la loro luce maligna. Astri malevoli occhieggiavano da un firmamento in cui si dispiegava un cosmo sconosciuto, in cui leggi bizzarre s’imponevano alla fisica a noi nota.” Chi commissionò al pittore Ben Yokhai nel 1893 il misterioso dipinto che nel corso del tempo s’è guadagnato una fama fra le più sinistre? Qual è il contenuto innominabile del diario rinvenuto accanto al corpo senza vita dello scrittore Robert Ervin Howard nel giugno del 1936? E infine, cosa ha scoperto di tanto spaventoso il giornalista americano Jack Shepherd? Queste e altre domande troveranno risposta nelle pagine di questo libro che, partendo dal ritrovamento del più aborrito dei distici, narra degli abominevoli segreti che si celano oltre le nebbie impenetrabili dello spazio e del tempo che da sempre avvolgono il “Libro dei morti”. Ma occorre usare cautela, poiché vi sono saperi proibiti che è bene ignorare, e rivelazioni sconvolgenti che l’intelletto potrebbe non sopportare.

Storie del Necronomicon | Autore: Max Gobbo | Editore: Tabula Fati | Copertina di Vincenzo Bosica | ISBN-978-88-7475-454-0 | Pagine: 152 | € 12,00 | Con presentazione di Gianfranco de Turris

Mai un genere letterario è stato più influenzato come il Weird (e se vogliamo la narrativa fantastica in toto) da un unico scrittore. Stiamo parlando di H.P. Lovecraft, che con i suoi “Miti” e le varie storie con protagonista l’oscuro e blasfemo Necronomicon, ha creato un vero e proprio culto che a ottant’anni di distanza continua ad avere un massiccio seguito di adepti.

L’autore di questa raccolta di racconti pubblicata da Tabula Fati, omaggia sia nella prosa che nei contenuti il solitario di Providence, come del resto il titolo rivela, creando un vero e proprio “pastiche” letterario.Tutti i racconti contenuti sono sia autoconclusivi che legati da un filo conduttore, partendo dalla storia del ritrovamento dell’abominevole pseudobiblium da parte degli studiosi della Miskatonic University con la conseguente scoperta di un legame tra il blasfemo testo e la morte dello scrittore R.E. Howard. Il libro mischia finzione e realtà giocando sulle terribili scoperte del giornalista americano Jack Shepherd, che insinuerà il dubbio nel lettore sulla reale esistenza del famigerato testo. I racconti strizzano l’occhio anche all’heroic-fantasy dei grandi autori pulp degli anni ’20-’30, in particolare dello stesso Howard, grande amico di penna di HPL.

Lo stile di Gobbo è semplice e lineare e ricalca volutamente la prosa degli scrittori summenzionati, tanto da poter essere scambiato per uno scrittore dell’epoca d’oro delle riviste di Weird Tales, piuttosto che uno scrittore contemporaneo. Personalmente non stravedo per questo genere di “remake” letterari aditi a far “rivivere” certi autori di culto cercando di rinverdire i fasti delle loro opere più note. Seppur fedele nei contenuti e ben scritta (e qui si nota la grande passione e conoscenza dell’autore per i due scrittori americani), questa raccolta paga lo scotto del “deja vu”, peccando di originalità e freschezza.

Max Ruzzante

Max GobboL’AUTORE

Max Gobbo alias Massimiliano Gobbo (1967), insegnante, nel tempo libero si dedica alla scrittura. Tra i suoi interessi principali figurano la narrativa dell’immaginario, la letteratura e il cinema. È autore di diversi romanzi e di racconti fantastici come Garibaldi e i mostri meccanici e la Maschera nera, che rileggono in chiave “retrofuturista” la storia d’Italia. Nel 2010 esordisce con Protocollo Genesi edito da Aracne editrice presentato al XXIII Salone internazionale del libro di Torino. Nel 2012 è finalista a Giallolatino col suo racconto La palude dei caimani. Nel 2013 ha presentato al festival internazionale di fantascienza, Sticcon di Bellaria il suo Capitan Acciaio supereroe d’Italia edito da Psiche e Aurora editore, con prefazione di Gianfranco de Turris. Maggio 2014, sulla prestigiosa rivista “Robot” (Delos Books) appare il suo racconto a tema steampunk, L’incontro di Teano. Luglio 2014, sulle pagine di “IF – Insolito e Fantastico” rivista edita da Solfanelli compare il suo Aeronavi Italiche. Il 2015 vedrà l’uscita d’un suo nuovo romanzo L’Occhio di Krishna per Bietti Editore. Attualmente collabora con diverse riviste: “Skan Amazing Magazine”, “Politicamente.net”, “Letteratura Horror”, e col quotidiano on line “Barbadillo”. È curatore della sezione narrativa per la rivista “Antarès”.