Recensione: “Nove strati di buio” (2016) di AA.VV. a cura di Laura Sestri

Articolo di Giovanni Leone

Nove strati di buioLa folle volontà di conservare i propri cari oltre il tempo, la vita e la morte (Olivia Balzar). La semplice e profonda riflessione sullo spegnersi di tutto e sul male di vivere (Giovanni Canadè). La lucida rappresentazione di una cinica malvagità e di un vuoto sociale dell’essere (Juri Casati). La disturbante connessione tra chi vive e chi è ormai malmorto (Nuela Celli). La psicotica discesa nel buio della mente. Metamorfosi di morte (Marco Esposito). La liberazione di una coscienza così nera che emerge dal più cupo degli umani abissi (Luigi Musolino). La consapevolezza di essere giunto alla fine. Dell’inganno e del dolore nella vita e dopo (Simonetta Santamaria). La paradossale contemplazione di un morire. Con le sue illusioni e i suoi enigmi (Ottavio Taranto). Queste sono le storie nere che troverete qui. 

Titolo: Nove strati di buio | Autori: Olivia Balzar, Giovanni Canadè, Juri Casati, Nuela Celli, Marco Esposito, Luigi Musolino, Simonetta Santamaria, Ottavio Taranto | Antologia di racconti | A cura di Laura Sestri | Editore: Echos Edizioni | Prezzo di copertina: 12€

E’ appena uscita una antologia di storie nere a cura di Laura Sestri per i tipi della Echos Edizioni nella nuova collana Horror&Gotica, Abissi. Frutto di un lavoro certosino nella selezione dei racconti inviati da diversi autori italiani, Nove Strati di Buio è un volume ricco di “effetti” straordinari e sensazionali come si conviene nei materiali che caratterizzano la narrativa “nera”. Tali “effetti” non vengono utilizzati per produrre mere sensazioni di orrore fisico, ma per rappresentare un orrore che appartiene all’anima, alla coscienza umana posta di fronte all’inferno in cui è condannata a vivere e, dunque, morire.

La Morte è il filo conduttore sapientemente rivelato in queste storie dalla curatela di Laura Sestri, la quale parte da un assunto molto semplice nella sua introduzione al volume:

l’idea della morte è «la più vuota delle idee poiché il suo contenuto è l’impensabile, l’inesplorabile». È questa la terra di nessuno in cui iniziamo a esplorare la natura della nostra paura ancestrale par excellence. A colmare questo vuoto con fantasie, storie, leggende. Lo facciamo ancora oggi.

Da queste riflessioni nasce Nove Strati di Buio.

Apre le danze macabre il racconto La Copia di Luigi Musolino. Il nome dell’autore non è nuovo agli appassionati di letteratura weird nostrana. Musolino, infatti, si distingue in numerosi concorsi di narrativa fantastica, come Il sanguinario valentino, il Rill (edizioni 2010 e 2012), il NeroPremio, Circo Massimo, il Premio Algernon Blackwood e il Premio Hypnos. Nei prossimi mesi suoi lavori vedranno la luce per Acheron Books e Hypnos Edizioni. Il protagonista di questo racconto è Andrea, stagista in uno studio tecnico, la cui vita lavorativa procede in un susseguirsi di gesti ripetitivi: far fotocopie, disegnare i dettagli e controllare l’ultima tavola autocad del collega più alto in grado che non smette di ricordargli la precarietà del suo posto di lavoro. Unica via di fuga in ufficio è quella di vagare con la mente ogni qual volta lo sguardo si posa sul bel culo di una collega; e questo la dice lunga anche sulla precarietà sentimentale di Andrea nei confronti della sua compagna. Abitudine e precarietà: due parole chiave in questo racconto che rendono buia la vita del protagonista. Un giorno qualcosa accade nello stanzino delle fotocopie: da quel momento la mente e la vita di Andrea attraverseranno uno strato di buio molto particolare. Ancora una volta Luigi Musolino colpisce e fa centro. Uno stile unico il suo, un weird contemporaneo che non lascia spazio ai se e ai ma.

Si prosegue con il racconto La Vendetta di Tim di Juri Casati. Laureato in Filosofia, ha collaborato con diverse testate cartacee e online scrivendo racconti, articoli e recensioni. I suoi racconti sono prevalentemente di genere fantascientifico, horror, gotico e fantastico. Sono stati pubblicati in diverse antologie e hanno ottenuto svariati riconoscimenti, tra cui la vittoria al Festival del Racconto di Seregno, il secondo posto nel concorso Scrittori in carrozza indetto dall’Università Cattolica di Milano e il primo posto al Premio Buzzati 2014. Inoltre una raccolta di racconti horror intitolata I resti del vampiro e altri racconti neri è stata pubblicata in e-book (Amazon, 2013). Nel 2015 il suo racconto Davanti alla mia vecchia scuola è stato drammatizzato e trasmesso su Radio m2o durante la trasmissione MarioAndTheCity nella sezione City Drama Horror. Qui ci presenta un racconto che sembra essere stato scritto per il cinema. Frenetico e roboante, questa è una lunga confessione davanti a un giudice, che dovrà decidere le sorti del protagonista. La narrazione in prima persona, questa confessione, è ricca di colpi di scena e mescola sapientemente l’horror al pulp. E’ una storia legata all’infanzia e al bullismo, alle sfaccettature di quest’ultimo in una piccola comunità di una Contea americana di fantasia. Un fantasma aleggia nel corso di questa confessione, un fantasma che brama vendetta. E’ nella mente del protagonista oppure è reale?

Olivia Balzar è scrittrice, speaker radiofonica e attrice. Da sempre appassionata di musica rock, conduce il programma Bad Medicine su Radio Kaos Italy. Ha pubblicato tre libri di poesie: Pioggia di Novembre (Libroitaliano, 2006), Strana come gli Angeli (Edizioni Albatros Il Filo, 2010) e Zucchero Filato (Ismeca, 2013). Il suo racconto Le cose buone fanno male, dal quale è appena stato tratto uno spettacolo teatrale in cui recita da protagonista, è contenuto nell’antologia illustrata Streghe Postmoderne (AlterEgo, 2016). In Nove Strati di Buio ci presenta il racconto Casa di Ringhiera. Vivere in una grande città come Milano, vivere una vita frenetica, a volte ci discosta dalle cose più importanti come, ad esempio, la famiglia. La protagonista di questo racconto è una ragazza che vive in un monolocale da venticinque mq, in uno di quegli stabili “Vecchia Milano” sui Navigli, dall’aria bohémien. Quando viene sera, fuma una sigaretta appoggiandosi alla ringhiera e l’immagine della famiglia di fronte – vede le loro sagome davanti alla TV tutte le sere – quasi la riempie di conforto. Un giorno è invitata dalla sua dirimpettaia per una tisana. E’ una donna sulla sessantina, molto elegante e affabile. La nostra protagonista, appena entra in quella casa, ha una sensazione di estrema tristezza. Mentre conversano amabilmente, la sua attenzione catturata dal gatto rosso, immobile, sotto il tavolo. Colpisce la delicatezza con cui l’autrice ci porta alla conclusione del racconto, in maniera non banale. Breve e molto intenso Casa di Ringhiera è un racconto nero che merita attenzione poiché affronta temi come la solitudine, la perdita, la follia e il dolore che l’accompagnano.

copertinaL’antologia prosegue con due racconti di Giovanni Canadè un autore che lavora come direttore editoriale per una casa editrice digitale, scrive racconti per diletto ed è un gran lettore di narrativa horror. Il suo blog all’indirizzo: https://coprolaliablog.wordpress.com/). Il primo racconto è Nella Camera Ardente. Il protagonista comincia a pensare all’ aldilà nel corso della veglia funebre di sua nonna, morta poche ore prima; una donna che pur avendo impartito un’educazione cattolica alle figlie, pur definendosi credente, in vita non aveva mai creduto in un aldilà. C’è un momento in cui il protagonista rimane solo nella camera ardente. E’ un momento onirico, prolungato, quasi una rivelazione. Nel secondo racconto intitolato La Domenica Tornano solo per il Pranzo, Canadè ci catapulta in un racconto inusuale, sempre di ambientazione familiare, dagli accenti grotteschi. E’ la storia di un ragazzo che ha appena concluso la sua storia d’amore ed è caduto nella spirale della depressione. La famiglia, rappresentata da mamma, papà e nonna, “irrompe” in casa del ragazzo; un ragazzo che già in passato ha avuto molti problemi causati dall’angoscia del vivere. Soprattutto quel giorno, quel giorno in cui tutto è cominciato. E ogni domenica la sua famiglia (papà, mamma e nonna) glie lo ricordano. Lo stile di Giovanni Canadè è quanto mai diretto, semplice e senza fronzoli. Due storie nere che da subito “sbattono in faccia” al lettore il contesto in cui sono narrate e nelle quali l’elemento sorpresa è determinante.

Scappiamo Insieme è il racconto di Marco Esposito. Un autore la cui passione per l’orrore nasce con i film di Dario Argento, David Cronenberg e John Carpenter. Nel 201 0 decide di raccogliere alcuni suoi racconti in un piccolo volume autoprodotto, Sogni di una notte insonne, le cui trecento copie sono andate esaurite in poche settimane. Forte del consenso e dell’esperienza acquisita, nel 2012 porta a termine il suo primo romanzo, I segreti della scogliera, nato da un rifiuto personale per falsità, ipocrisia e bigottismo. Nel primo anno di pubblicazione, il romanzo ha ricevuto ottime critiche da stampa specializzata e dal pubblico. L’ambientazione, Torre del Fiume, ricorre anche in Scappiamo insieme. E’ la fuga da una quotidianità opprimente il centro nevralgico di questa storia; scritta in una prosa elegante e magnetica. La fuga è quella di Giorgio, sua compagna “di viaggio” una ragazza giovanissima, Silvia, la cui bellezza è folgorante e rappresenta l’evasione da una moglie isterica, da uno stile di vita monotono e da un suocero principe del foro e benefattore delle cause perse. La loro destinazione è il “Mattatoio” a Torre Fiume, un piccolo rifugio, e Giorgio non vede l’ora di perdersi in Lei, mentre scende lungo la litoranea scorre nella memoria le fasi del declino della sua vita. Ma a volte i ricordi si accartocciano, si confondono, portano con loro dei vuoti atti a colmarsi solo andando avanti nel racconto e con notevoli sorprese.

Ottavio Taranto pittore e scrittore da sempre appassionato di arte visiva ha integrato la scrittura come forma di espressione consequenziale, svolgendo in maniera parallela le attività pittoriche, scultoree e letterarie. Nelle sue opere pone in evidenza l’importanza del mondo animale e della natura, nonché i difetti del genere umano. Analizza paure, incubi e dogmi collettivi, decontestualizzando il tutto con ironia e servendosi di una chiave psicologicamente diretta. Nel suo racconto Le Cose sulle Cose, il protagonista è un anziano che si regge su un bastone e per una dozzina di ore al giorno tutti i giorni, tranne la domenica, vede uno strano figuro incedere senza esitazioni e passare di fronte alla sua casa. Questo figuro è un trampoliere, o un artista circense, e trasporta un peso enorme. Sopra il suo oscuro cilindro porta un nido di uccelli, e sopra ancora altre cose; cose su altre cose fino alla rivelazione finale. Un racconto che è davvero un’opera d’arte visiva; oscuro, lirico e infernale in maniera sublime.

Il penultimo racconto è Il Pozzo dell’autrice Nuela Celli, una insegnante di sostegno la cui passione per il paranormale darà vita nel 2011 a Voci dal silenzio (Corbo Editore), una ghost story ambientata tra Bologna e la piccola città di Grottammare. Nel 2016 il libro Come non mi vuoi (Echos Edizioni), casa editrice per la quale, attualmente, è curatrice della collana erotico-psicologica Apnea. Il racconto Il Pozzo ha delle delle notevoli atmosfere a la Ambrose Bierce del racconto Un cittadino di Carcosa. Aldo, il protagonista, passeggia lungo i sentieri di un cimitero interrogandosi sul mistero della morte e sui defunti, di numero ben maggiore rispetto ai vivi. Nel corso delle sue elucubrazioni, accade un fatto straniante in quel piccolo cimitero di paese. Ritornato alla normalità, benedetta normalità, Aldo ha delle visioni, visioni di morte e disperazione che lo conducono verso un salice sotto cui giace un pozzo. Qui un vaso di Pandora si apre e una storia fitta di mistero e morte svelerà i suoi segreti.

Chiude l’antologia il racconto Credevo di Essere Morto di Simonetta Santamaria. Numerose le pubblicazioni di questa autrice tra cui saggi illustrati pubblicati in Francia e Spagna. Romanzi come Dove il

silenzio muore (Cento Autori) e Io vi vedo (Tea/Tre60), la raccolta di racconti Donne in Noir (Il Foglio), gli e-book Black Millennium e Il segreto della janara. Suoi racconti sono apparsi in antologie di prestigio, tra cui Eros e Thanatos (Giallo Mondadori) e The Beauty of Death (Independent Legions), insieme ad autori del calibro di Ramsey Campbell e Peter Straub. Ha ricevuto il Premio Lovecraft XI e Fantastique/I Fantasy Horror Award. È membro della Horror Writer Association. È stata definita una delle “Signore della suspense

made in Naples” (La Repubblica) e lo “Stephen King napoletano” (Corriere del Mezzogiorno). Ulteriori info su www. simonettasantamaria.net. Simonetta Santamaria si conferma scrittrice di razza con il racconto presente in Nove Strati di Buio. Il protagonista ha un terribile incidente d’auto e racconta le sue impressioni in prima persona. Nonostante arrivino i primi soccorsi, pare non ci siano speranze per lui. E’ immobile e non ha una chiara percezione del suo corpo, sembra essere prigioniero di una forza oscura. Pensa, vede immagini, urla nella sua testa. Vede sua moglie versare lacrime. In una storia nera, superbamente narrata, degna del più grande Richard Matheson; Simonetta Santamaria ci svela un mistero atroce e agghiacciante attraverso la consapevolezza dell’inferno in cui è sceso il protagonista.

“Nove storie nere, nove strati di buio, nove gironi di un nuovo, contemporaneo, inferno.”

I racconti contenuti in questo libro brillano di uno oscuro splendore. E’ una occasione preziosa per saggiare scrittori italiani i cui racconti sono uniti da un filo conduttore rivelato con sapienza da una curatela d’eccezione.

Nove Strati di Buio non è la semplice antologia di autori italiani, Nove Strati di Buio è un manifesto che urla silenziosamente come nei peggiori degli incubi, come qualcosa di ineluttabile e che temiamo sin dagli albori dei tempi.

Link libro/editore:
http://www.echosgroup.it/product.php~idx~~~61~~Nove+strati+di+buio+_+Autori+Vari~.html

Giovanni Leone