Recensione: “L’ultima rivelazione di Gla’aki” (The Last Revelation of Gla’aki, 2013) di Ramsey Campbell

Articolo di Francesco CoriglianoL’Ultima Rivelazione di Gla’aki“La rarità vittoriana più famosa potrà pure essere un francobollo – il Penny Black –, ma è decisamente comune rispetto al libro più raro dell’epoca. È probabile che in tutto il mondo non sia rimasta neppure una copia de Le Rivelazioni di Gla’aki. […] Da allora nessuna copia è venuta alla luce, e la copia in possesso della Brichester University si trovò tra i volumi distrutti da uno studente alla fine del secolo scorso. Il libro più malefico, o una perdita per la letteratura sull’occultismo? Come il contenuto della biblioteca di Alessandria, Le Rivelazioni di Gla’aki potrebbe essere ormai leggenda.”

Glaaki : Grande Antico abitante in un lago nella valle di Severn nei pressi di Brichester, in Inghilterra. Ha l’aspetto di una gigantesca lumaca ricoperta di aculei metallici che, nonostante il loro aspetto, sono in realtà crescite organiche. Glaaki può anche estrudere tentacoli con gli occhi situati sulle punte, che gli permettono di guardare da sotto l’acqua. Si ritiene che sia venuto sulla Terra imprigionato all’interno di una meteora. Quando il meteorite si è schiantato al suolo, Glaaki è stato liberato, e l’impatto ha creato il lago dove ora risiede.

Titolo: L’ultima rivelazione di Gla’aki | Autore: Ramsey Campbell | Titolo originale: The Last Revelation of Gla’aki, 2013 | Edizione italiana: Edizioni Hypnos | ISBN: 9788896952412 | Collana: Modern Weird n°4 | Prezzo di copertina: 16,90 € | Pagine: 210

Attenzione SPOILER

L’Ultima Rivelazione di Gla’aki è un romanzo di Ramsey Campbell pubblicato per la prima volta nel 2013 e giunto in Italia quest’anno, nella traduzione di Elena Furlan e per i tipi di Edizioni Hypnos. Il romanzo è un ritorno alle origini letterarie dello scrittore di Liverpool e si articola sulla ripresa di un soggetto appartenente ai suoi primi lavori, cioè la relazione tra il misterioso libro Rivelazioni di Gla’aki e l’entità cosmica a cui esso accenna, di cui già aveva trattato in The Inhabitant of the Lake and Less Welcome Tenants (1964, il cui titolo originale recitava però “Unwelcome” al posto di “Less Welcome”).

Sarebbe ingiusto intendere l’opera come un semplice omaggio a Lovecraft, nonostante i richiami siano espliciti: è impossibile leggere della cittadina marittima di Gulshaw – teatro della vicenda – senza pensare a Innsmouth, né si possono ignorare gli accenni al Necronomicon e a Cthulhu o far finta che la storia non ricalchi alcune delle linee guida del tipico racconto d’ispirazione lovecraftiana, con accademici o intellettuali che cercando di recuperare dei libri che non andrebbero mai letti e che alludono a esseri abissali e stellari. Eppure, e ovviamente, L’Ultima Rivelazione di Gla’aki è molto più che una semplice rivisitazione della letteratura di HPL, e sebbene si molto ancorato ad essa si propone (riuscendoci alla perfezione) di svilupparla in una direzione più paranoica, eterea e viscerale allo stesso tempo.

The Last Revelation of Gla'akiNonostante si capisca abbastanza presto come andrà a finire la questione, il lettore è letteralmente trascinato, pagina dopo pagina, nello stesso vortice in cui precipita il protagonista Leonard Fairman, seguendo il suo lento recupero dei nove volumetti delle Rivelazioni che lo conducono – tomo per tomo, gradino per gradino – in una Gulshaw in continua mutazione e che mostra sempre di più la propria effettiva natura. I passaggi dai vari custodi e per i luoghi in cui risiedono ha un che di iniziatico, e un elemento semi-profetico nella vicenda di Fairman è suggerito anche dall’uso dei nomi di persone e luoghi, combinazioni di nomi dalla grafia storpiata intraducibili in italiano e perciò, in molti casi, descritti in nota dalla traduttrice. D’altronde risulta sacerdotale anche l’atteggiamento che quasi inconsapevolmente assume lo stesso protagonista nei confronti del libro, da lui letto in modo spasmodico e ossessivo nonostante non ne afferri davvero il senso. In Fairman risiede infatti una delle differenze principali rispetto all’uso letterario lovecraftiano: forse non del tutto coscientemente, ma sempre a differenza degli eroi di HPL, Leonard si lascia andare e procede decidendo di mettere da parte le inibizioni che potrebbero trattenerlo dallo scoprire le verità di Gla’aki. Questi freni sono incarnati dal senso di responsabilità verso l’università alla quale dovrebbe consegnare il libro, e dalla partner Sandra che risulta del tutto refrattaria alle suggestioni irrazionali e che è dipinta come una sorta di correttrice delle derive eterodosse alle quali il protagonista tende. Ma lei e il responsabile dell’università (che finiscono con l’essere spesso associati l’una all’altra, alludendo forse a qualche tipo di relazione clandestina tra i due) vengono messi da parte, le responsabilità a loro collegate sono accantonate e Fairman si abbandona a una pulsione alla quale sembra addirittura predestinato: poiché una precedente visita al lago di Starfall Water – nelle cui acque alberga Gla’aki – sembra averlo marchiato, e poiché tutti nel piccolo villaggio di Glushaw si aspettano qualcosa da lui, qualcosa di preciso e che deve essere in sintonia con i loro corpi informi e flaccidi, e con le deformità che rinunciano sempre più a nascondere. E davvero un sacerdote o profeta si rivela infine il protagonista, in una meravigliosa sequenza finale nella quale, dal pulpito di una chiesa grottesca e rovinata, legge gli ultimi passi del libro e viene infine “benedetto” dall’immensa apparizione dell’entità cosmica. Ora deve andare e “inseminare il mondo”, e non per nulla nelle ultime pagine accoglie Sandra, che ha finalmente deciso di andare a trovarlo a Gulshaw e per la quale i premurosi abitanti del paese hanno preparato una “suite luna di miele” da farle dividere con Leonard. Alla fine dunque si afferma l’appartenenza all’alterità, l’accettazione di ciò che c’è dall’altra parte – qualcosa di simile a quello che accade proprio nel finale di The Shadow Over Innsmouth.

Quindi, unendo alla tematica lovecraftiana le pulsioni psicologiche e paranoiche già portate ad alti livelli in altre sedi (ad esempio in The Face That Must Die), Campbell crea qui atmosfere insieme cosmiche e raccolte, insondabili e soffocanti – al limite del kafkiano – presentando un romanzo che è, senza dubbio alcuno, un capolavoro della letteratura weird. Edizioni Hypnos fa un grande favore ai lettori italiani traducendolo e pubblicandolo, nonché arricchendo l’edizione con l’ottima prefazione di Danilo Arrigoni (che introduce al mondo letterario di Campbell) e la precisa postfazione di Walter Catalano (più incentrata sulla gestazione di questo splendido romanzo).

L’Ultima Rivelazione di Gla’aki è un imperdibile concentrato di mistero e ossessione. Il rimando continuo al buio da cui è giunto Gla’aki, il ritorno alle spiagge nebbiose del villaggio, e poi anche gli squarci su altri mondi e su ciò che si nasconde dietro la luna: tutti questi movimenti vorticano verso un centro che è il finale e che insieme – riecco Lovecraft – non lo è, perché c’è qualcos’altro che bisogna fare, qualcos’altro che sta arrivando e che reclama il suo posto sulla Terra. La discesa non è finita, altri abissi si spalancano e, come vuole il motto della cittadina di Gulshaw, “c’è molto altro da vedere”.

Francesco Corigliano

CAMPBELLL’AUTORE

Nato a Liverpool nel 1946, Ramsey Campbell è il più importante autore horror inglese contemporaneo. Esordisce nei primi anni ’60 con racconti di stampo lovecraftiano, pubblicando nel 1964 con la Arkham House la sua prima raccolta The Inhabitant of the Lake and Less Welcome Tenants. Del 1976 è il romanzo La bambola che divorò sua madre, che lo consacrò nel mondo dell’horror. Ha all’attivo oltre trenta romanzi tra cui i più famosi La faccia che deve morire (1979), La setta(1981, da cui nel 1999 è stato tratto il film Nameless. Entità nascosta, diretto da Jaume Balaguero), Sogni neri (1983), Luna affamata (1986), e Antiche immagini(1989). L’ultima rivelazione di Gla’aki (2013) segna il suo ritorno alla mitologia lovecraftiana. Campbell è l’autore inglese di genere che ha vinto il maggior numero di riconoscimenti: cinque World Fantasy, tredici British Fantasy, tre Bram Stoker, quattro International Horror Guild.