Recensione & intervista: Homo Homini Lupus – “Naraka” (2016) di Caleb Battiago (Alessandro Manzetti)

Articolo di Francesco CoriglianoNarakaDall’autore vincitore del Bram Stoker Award®: Il Penitenziario spaziale di New Belmarsh sulla Luna, chiamato il Naraka, è un progetto pilota di detenzione aliena con finalità di controllo del crimine dilagante sulla Terra. Ma, dietro questa copertura, c’è molto altro. La sovrappopolazione, la deriva ecologica radioattiva e morale, l’indisponibilità di risorse proteiche, creano nuove esigenze, un nuovo mondo. Una nuova visione, cinica e ancestrale, apocalittica. Il Naraka diventa il primo allevamento di carne umana moderno e organizzato. Neri protagonisti, come la sensuale killer Kiki Léger, musa, predatrice e preda nello stesso tempo di una Parigi marcia e distopica, vorace di carne e di esistenze, vivranno l’incubo sulla propria pelle.

Titolo: Naraka | Autore: Alessandro Manzetti | Editore: Independent Legions Publishing; 1 edizione (4 luglio 2016) | ISBN-10: 8899569193  | ISBN-13: 978-8899569198 | Copertina flessibile: 258 pagine | Prezzo: €15.90 (cartaceo) €3,99 (E-book) | Prefazione di Alan D.Altieri

Se l’uomo riuscisse a colonizzare la Luna, a quale utilizzo la destinerebbe?

Forse realizzerebbe qualcosa di pacifico, positivo, e costruttivo; o forse, e più probabilmente, non attenderebbe molto per trasportare sul satellite gli stessi orrori che già perpetra sulla crosta terrestre. Di questo avviso pare essere anche Caleb Battiago, che nel suo Naraka dipinge un quadro dalle tinte fosche e aspre, pieno di sangue e di bocche cannibali.

L’idea di base del romanzo è semplice: nel futuro, la sovrappopolazione e l’inquinamento costringono gli esseri umani a divorarsi l’un l’altro. L’unica carne disponibile è quella umana, e perciò la multinazionale di turno pensa bene di installare dei grandi allevamenti – inizialmente mascherati da prigioni – sulla Luna. Nonostante il cannibalismo sia ampiamente diffuso nell’ambiente clandestino, molte della città terrestri si fanno ancora qualche scrupolo nell’abbandonarsi a questi consumi alimentari eterodossi, e in alcuni casi è perciò necessario spacciare le carni umane come raffinate selezioni provenienti da allevamenti animali (indicate con l’accattivante marchio Maison des Anges).

Alessandro Manzetti (Foto di Seth Scranton-Morgan)Gli sfortunati protagonisti – tutti criminali, killer o psicotici – si ritrovano incastrati nel processo produttivo, ridotti addirittura a qualcosa di inferiore alla pedina mossa dai poteri occulti e destinati a diventare l’ennesimo carico di cibo inscatolato. Attorno a loro si muove una miriade di relitti umani, prostitute macellate in perversioni sessuali estreme, boss della malavita pronti a scannarsi a vicenda, uomini e donne distrutti dalle droghe, militari repressi e ultraviolenti. Ogni cosa, scienza compresa, sembra rivolta alla massimizzazione del profitto e della produzione, tanto di denaro quanto di brutalità; nella seconda metà del romanzo si scoprirà che nello stabilimento sulla Luna, alcuni esseri umani vengono modificati geneticamente per essere sempre più grandi, più bestiali, e perciò forniti di più carne; questa idea cozza un po’ con il realismo, dato che una tecnologia simile dovrebbe permettere di risolvere i problemi legati agli animali veri e propri e consentire così agli uomini di riprendere a cibarsene, ma è evidente che l’autore non mira a questo tipo di risultato. La sensazione data infatti è quella di trovarsi in un mondo soffocante, in cui tutti sono pronti a divorare tutti, metaforicamente e letteralmente. Peraltro il Naraka, il carcere-mattatoio nascosto sulla Luna, funge solo parzialmente da contraltare negativo di ciò che accade sulla Terra. Certamente esso è indicato e percepito come l’Inferno vero e proprio, creato dall’uomo, e nello svolgersi del romanzo si delinea sempre di più come il luogo del controllo, della pulizia e della razionalità; ma la sua violenza e i suoi orrori non sono tanto diversi da quelli consumati tra le vie di Parigi Sud 5, e nelle altre città in cui le popolazioni si trovano inserite in un ciclo di consumo perpetuo che non è più soltanto materiale ma anche morale e spirituale.

Kiki (by Daniele Serra)A proposito di spiritualità, non si può non ricordare Ute, il prete “calabrone” addetto alla salvaguardia delle anime dei prigionieri del Naraka, appositamente piazzato lì – con i suoi sermoni eclettici e deliranti – a infondere nei prigionieri una speranza nella vita oltre la morte, aiutandoli a sopportare il degrado immenso della vita da carcerato-bestiame e contribuendo così a ridurre l’alto tasso di suicidi nell’Inferno automatizzato, che non può permettersi (per questioni di qualità) di macellare carni che non siano ritagliate da soggetti ancora vivi.

I numerosi inserti dai toni misticheggianti e pseudo-religiosi contribuiscono in maniera determinante a definire l’atmosfera del romanzo. Nonostante alcuni spunti post—apocalittici (tra gli altri, l’avvento e la supremazia della gente del Seme Nero, la cui natura non è per la verità molto chiarita), il testo presenta numerosissimi appigli con il genere apocalittico vero e proprio. Non soltanto per la discussione delle questioni spirituali – per quanto esse siano intrise di allucinazione, tanto da portarle ad un diretto accostamento con le sostanze stupefacenti – ma anche e soprattutto per la descrizione della situazione umana come carnaio infernale, senza fuga e senza senso. Anche senza il finale (il quale giunge forse troppo repentinamente) che annuncia l’arrivo di una droga che renderà le persone dipendenti dal cannibalismo, e che ricollega la linea narrativa principale ad un’altra abbozzata nel corso del romanzo e ambientata 40 anni dopo, il libro di Battiago dipinge attorno al lettore uno scenario delirante di continuo massacro e tormento, come se l’apocalisse fosse finalmente arrivata e aprisse all’universo un’infinità costituita esclusivamente da sé stessa. La perpetua fine del mondo, dominata da cannibali e macchine mangiauomini, in cui i corpi si gettano gli uni sugli altri per copulare e divorare allo stesso tempo.

Illustrazione realizzata per l'edizione Kipple della raccolta di racconti spin-off del romanzo 'Parigi Sud 5'

Per il singolo non c’è spazio, e se riesce infine a trovare modo di affermarsi, non può che essere integrato nel grande sistema di tortura, come accade in una certa misura al già citato prete e come accade pure alla protagonista Kiki – un misto tra Tieste, Medea e il tipico personaggio pulp. La killer finirà col diventare capo dell’installazione lunare divorando quello precedente, in un modo forse un po’ irrazionale ma certamente coerente con la grande fame di carne che percorre il romanzo, e che finisce col premiare i predatori più audaci e forti. Del resto è lei stessa a ripetersi continuamente mangiare e sopravvivere. Naraka è quindi un grande affresco, costituito con pennellate di sangue, budella e droghe, a formare figure grottesche di antichi e falsi profeti intenti a divorarsi le mani. La narrazione, nonostante a tratti possa sembrare un po’ caotica o incline all’avvilupparsi su sé stessa, è qui uno strumento volto a rappresentare l’orrore puro e l’estremizzazione di problematiche sociali – quali la consunzione che la comunità porta all’individuo – che assurgono a fondamenti esistenziali e spietati del mondo stesso. Nella realtà di Naraka l’individualismo è l’unica chiave di sopravvivenza (si badi, sopravvivenza e non salvezza) e la coscienza dei meccanismi del gioco è soltanto una staffilata in più, nel vortice di dolore, estasi e delirio in cui si può gettare l’umanità che distrugge i tabù; quando l’umanità, cioè, torna a essere ciò che era, bestialità incorruttibile perché genuina ma non per questo estranea alla violenza e alla crudeltà.

Alessandro Manzetti (Foto di Seth Scranton-Morgan)INTERVISTA ALL’AUTORE

Alessandro Manzetti AKA Caleb Battiago

Iniziamo subito a parlare di Naraka. Quale è stata l’ispirazione principale per il romanzo? C’è stato un episodio, o un’idea particolare, che ti ha portato a decidere di scrivere questo concentrato di orrore?

Volevo proporre una interpretazione futurista e futuribile di un mondo privato dalle proteine animali, che quindi sterza verso una visione cannibalica e distopica a tutto tondo. Quello che in fondo è già accaduto in passato, se si pensa ad antiche civiltà, che non potevano contare su allevamenti animali di una certa entità e dunque orientando la società verso una cultura antropofagica (penso alle civiltà precolombiane), o quello che hanno generato particolari momenti storici, come l’assedio di Stalingrado durante la seconda guerra mondiale, per fare un esempio, o la presa di Gerusalemme del 1099, o eventi catastrofici, come incidenti aerei con sopravvissuti isolati dal mondo; eventi e situazioni che hanno ribaltato alcuni tabù.

Naraka si fonda su questi presupporti e riflessioni, e propone un mondo nuovo, crudelmente organizzato, dotato di nuove tecnologie, che rappresentano il parossismo e l’evoluzione di alcune attuali sperimentazioni nel quale la carne umana, l’unica commestibile, diventa il bene più prezioso e più ricercato. L’oro o il petrolio del ventitreesimo secolo, insomma. Ho immaginato un mattatoio globale e alcuni mattatoi circoscritti, molto specializzati, primi presidi di un progetto pilota che cambierà molti destini.

Tutto questo, che tu giustamente definisci ‘concentrato di orrore’, non è altro una lente deformante e grottesca che racconta a suo modo la crudeltà della società moderna, senza alcun filtro.

Il romanzo è intriso di riferimenti religiosi, mitologici e spirituali, elementi che contribuiscono notevolmente a dare un tocco mistico alla generale atmosfera apocalittica. A quali tradizioni ti sei ispirato in questo aspetto del testo? E che portata credi abbia la “religizzazione” nell’attuale società, sempre più industrializzata e soffocante, della quale Naraka sembra narrare un’inquietante sviluppo?

Dunque, in Naraka effettivamente esiste una seconda lettura, una mappa nascosta che il lettore può o meno seguire, rintracciabile attraverso un puzzle di riferimenti, più o meno sotterranei, culturali, religiosi, storici, antropologici e artistici, che da una parte vogliono guidare il lettore più esigente verso un approfondimento di alcuni dei temi proposti dal romanzo, ampliando gli orizzonti, dall’altro, come hai detto tu stesso, contribuiscono a generare una atmosfera mistica e allucinogena, specie per ciò che riguarda il confluire di antiche tradizioni in una neo-religione filosofica ibrida, in bilico tra le tradizioni orientali e occidentali, usata per scopi di controllo in alcuni degli avamposti che ho definito ‘mattatoi’ circoscritti e super-organizzati.

La mia ispirazione per questi contesti proviene dai mia formazione storica, si dirama dalle tavole di Qumran e alle discipline degli esseni passando per il proto-cristianesimo, l’induismo e lo gnosticismo, con particolare attenzione e riferimento ai vangeli apocrifi, che per la prima parte del romanzo sono protagonisti.

Non è nemmeno un caso che il titolo del romanzo sia un termine sanscrito, e faccia riferimento diretto all’induismo. Come hai detto tu, questa neo-evangelizzazione pagana e globale, sotto il controllo di potenti organizzazioni, attuata in Naraka su piccola scala, può ricordare regimi del passato ma anche rappresentare uno sviluppo inaspettato della nostra attuale società, che oggi sembra (apparentemente) divisa tra oriente e occidente, società che è sempre l’obiettivo finale di ogni componente del romanzo, insieme al lettore stesso.

Affettatrice di Naraka (by Daniele Serra)Più che divisioni e radicalizzazioni a livello religioso, come sarebbe facile pensare, nel futuro mi aspetto un confluire di tanti pezzi e tradizioni in un’unica ‘voce’, espressione di nuovi ‘grandi signori’, di una sorta di parlamento nero, invisibile, che si dividerà tutto. La parola d’ordine sarà dunque: sincretismo. I Romani ci hanno insegnato qualcosa, in tal senso, quando governavano il mondo.

Ma vorrei sottolineare, per non spaventare i lettori, che anche se questi sono i messaggi, più o meno criptati, del romanzo, insieme ad altri, la scrittura è molto diretta e l’atmosfera che si respira è quella di un super-pulp decorato con elementi splatter e personaggi grotteschi, in un parossismo di eros, di violenza e di carne che non si prende troppo sul serio.

L’Apocalisse ha anche momenti piacevoli, in fondo, divertenti, almeno per chi apprezza le ghiottenerie pulp tarantiniane, le bevande acide e allucinogene di Burroughs, i caleidoscopi umani alla Fante o le visioni sadiane più evolute, immaginando alcuni dei suoi personaggi alle prese con nuove, portentose tecnologie.

In Naraka ogni individuo è pronto a divorare il prossimo, letteralmente e non. Eppure alcuni personaggi – come Kiki – nonostante siano consapevoli e anche partecipi di questo meccanismo distruttivo, cercano di mantenere all’interno di sé stessi una traccia di umanità. A che serve non cedere totalmente alla brutalità, in un mondo crudele come quello di Naraka?

Una delle caratteristiche di questo romanzo è che non esistono eroi, buoni e cattivi, non aspettatevi queste differenze, questi bianchi e neri, in Naraka. Questa è stata una sfida, in quanto molti autori puntano su determinati personaggi per creare empatia con i lettori, mentre questo romanzo ha tutt’altro scopo e obiettivi, e vuole provocarli, i suoi lettori, costringerli a sporcarsi le mani e farli sentire corresponsabili, in parte, di ciò che avviene. Il lato oscuro di ognuno di noi potrebbe fare capolino, mentre si legge Naraka e fregarsi le mani dietro alle nostre spalle.

L’umanità in questo nuovo (e allo stesso tempo antico) mondo può essere definita come grande agglomerato di sopravvissuti, per cui i personaggi che vengono raccontati crescono e vivono in una deriva etica e morale assoluta, e cercano di trovare il loro posto in questa strana Apocalisse. Un posto che non sia nel piatto di qualcuno, chiaramente, come cibo o stuzzichino.

La protagonista del romanzo, Kiki, fa parte del suo mondo, non è certo un’eroina, ma molti lettori (e soprattutto lettrici, cosa che non avrei mai immaginato in un romanzo crudo come questo) si sono affezionati a lei, proprio entrando nella sua mente, nelle sue vicende, nel suo vissuto che ha un certo odore e punte molto affilate, condividendo ciò che l’ha trascinata a diventare quello che è. La sua umanità ogni tanto emerge, ma mai al punto di mettere in discussione la sua sopravvivenza.

Di umano, nel mondo narakiano, restano poche tracce, e una di queste è proprio l’istinto di sopravvivenza, quello più antico. Quello che torna in auge nel futuro. Un vecchissimo e nero futuro.

Le situazioni violente e cruente del romanzo echeggiano atmosfere pulp, a volte presentando aspetti quasi ironici. Quanto è importante l’umorismo nella stesura di un testo come Naraka?

Ho anticipato qualcosa in precedenza, su questo punto. L’umorismo apparentemente non sembra essere tra le principali caratteristiche di Naraka, almeno per come lo si intende comunemente. Sembra un controsenso, ma sono proprio alcune atmosfere pulp e super-violente, e personaggi e comprimari coloriti e volutamente esagerati, vere macchiette dell’Apocalisse, a occuparsi di stemperare i toni ‘crudi’ del romanzo, quelli veri, quelli più inquietanti. L’ironia c’è, come hai notato, ma è sottile e nello stesso tempo corpulenta, scorre su binari insospettati, nel sangue, tra resti umani, in assurdi bordelli e ristoranti cannibalici, in una Babilonia dalla bocca grande e dalla vagina multicolore. Un romanzo troppo serio non avrebbe mai funzionato.

ShantiLa natura distopica del romanzo è senz’altro uno dei punti di forza nella sua capacità di coinvolgere il lettore. Nella parte finale sembra perdersi ogni speranza per questo mondo sul punto di divorare sé stesso, eppure si ha la sensazione che qualcos’altro possa ancora accadere. Credi che Naraka possa avere un seguito?

Naraka per ora ha già avuto un prequel, il romanzo Shanti-La Città Santa, un libro-anfibio, che per metà è una interpretazione futurista della celebre Justine di De Sade, mentre per l’altra approfondisce alcuni temi sviluppati in Naraka, consentendo ai lettori di scoprire antefatti, osservare l’evoluzione della protagonista, (Kiki) che è la stessa ma più giovane, offrendo una vista più ‘open’ sul mondo apocalittico, spostando l’occhio immaginario del lettore dalla Nuova Francia, una delle location preferite di Naraka, verso altre zone del mondo, sempre presidiate dall’Apocalisse, come la Repubblica Mesoamericana e i suoi peculiari mattatoi, città sante e visioni dell’esistenza. I due romanzi, anche se sono completamente indipendenti, possono essere connessi insieme, come due pezzi che si incastrano perfettamente, e sono in grado di offrire, insieme, molte risposte in più ai lettori, e naturalmente anche di suscitare ancora più quesiti.

Tornando alla tua domanda, certo che ci sarà un seguito di Naraka, romanzo già pensato come primo titolo di trilogia apocalittica, seguito dal prequel (Shanti) e dal sequel, che penso vedrà la luce a fine 2017. Il titolo sarà Samsara, tanto per continuare a incidere le copertine con caratteri sanscriti.

Per chi vuole approfondire ancora il mondo narakiano, oltre ai due romanzi oggi disponibili ci sono molti racconti spin-off che vanno a frugare ovunque in quel mondo, ma senza il coinvolgimento dei personaggi principali della serie, fatta eccezione per un lungo racconto (Kiki: Sangue a Berlino – Brandeburgo) del quale la protagonista è di nuovo Kiki, temporalmente ambientato tra i due romanzi.

Alcuni racconti spin-off (Mictlan) vanno anche oltre, sempre temporalmente parlando, superando la fine stessa del romanzo Naraka, e dunque svelano piccoli pezzi di quel ‘dopo’ che mi chiedevi.

Ma per metterlo meglio a fuoco, quel ‘dopo’, servirà Samsara. Il terzo romanzo.

I racconti spin-off che ho citato sono disponibili, insieme ad altri, nella raccolta in edizione cartacea dal titolo Kannibalika e nelle raccolte digitali Parigi Sud 5, Racconti Volume 1 e Racconti Volume 2.

Alcuni di questi racconti sono stati pubblicati in inglese e hanno avuto buona sorte sul mercato anglosassone. A Febbraio ne saranno pubblicati altri, negli States, in una mia nuova raccolta in inglese (The Garden of Delight), il tutto in attesa di poter tradurre e proporre all’estero il romanzo centrale stesso, Naraka

Queste storie spin-off sono tutte perfettamente connesse alla serie, e vanno avanti e indietro nel tempo, e si spostano dal famigerato quartiere Parigi Sud fino a una Roma governata dalla prima Papessa transgender, passando per Città del Messico e altre geografie di questa folleggiante Apocalisse che ancora mi diverto a mettere continuamente in moto.

I primi di Dicembre uscirà una mia nuova novella, dal titolo Area 52, per Cut Up Publishing, che sarà pubblicata insieme a una novella di Richard Laymon in un volume dal titolo ‘Carne Cruda’ Anche questa novella sarà connessa alla serie narakiana, e svelerà ulteriori segreti di questo mondo futuro, e ne rappresenterà un tassello importante per ulteriori sviluppi. E poi, tornerà in azione Kiki, la protagonista di Naraka e Shanti…

Buona Apocalisse a tutti!

Francesco Corigliano

ManzettiL’AUTORE

Caleb Battiago, pseudonimo di Alessandro Manzetti. Autore di narrativa e poesia horror, vincitore del Bram Stoker Award®, editor e traduttore. Ha pubblicato, in Italiano e Inglese, varie opere di narrativa e poesia, tra le quali i romanzi Naraka – L’Apocalisse della Carne e Shanti – La Città Santa, la raccolta di racconti Kannibalika – La Carne e La Morte, e il saggio Monster Masters – I Segreti dei Maestri dell’Horror. Tra le sue opere in lingua inglese: The Monster, the Bad and the Ugly (con Paolo Di Orazio come coautore), The Massacre of the Mermaids, Venus Intervention, Eden Underground eSacrificial  Nights (con Bruce Boston come coautore). Diversi suoi racconti e poesie sono stati pubblicati su magazines e antologie in Italia, Stati Uniti e Inghilterra, tra i quali: The Horror Zine, Dark Moon Digest, Devolution Z Magazine, Disturbed Digest, Illumen Magazine, Recompose Magazine, Polu Texni Magazine, Rhysling Anthology (2015 e 2016), Bones III Anthology, Mar Dulce, Il Buio Dentro, HWA Poetry Showcase Vol. IIIDanze Eretiche Volume 2The Beauty of Death, I Sogni del Diavolo.  La sua raccolta di poesie Eden Uderground ha vinto il Bram Stoker Awards® 2015 e ha ricevuto una nomination per l’Elgin Award 2016, La  sua raccolta di poesie dark Venus Intervention (con Corrine de Winter come coautrice) ha ricevuto una nomination per il Bram Stoker Awards® 2014 e per l’Elgin Award 2015. Sue poesie hanno ricevuto la nomination al Rhysling Awards 2015 e 2016. Sei dei suoi racconti hanno ottenuto una recommendations da Ellen Datlow per il Best Horror of the Year Volume 7, e due poesiehanno ricevuto l’honorable mentions per il Best Horror of the Year Volume 8. Sue opere sono stato selezionate per il Year’s Best Hardcore Horror Volume 2. Ha tradotto opere di Ramsey Campbell, Richard Laymon, Poppy Z. Brite, Edward Lee, Graham Masterton, Gary Braunbeck, Lucy Snyder, Lisa Morton e Gene O’Neill. E’ fondatore ed Editor in chief di Independent Legions Publishing, Italian Representative per la Horror Writers Association, curatore della collana K-Noir di Kipple Officina Libraria, e responsabile dei diritti esteri per Cut Up Edizioni