Recensione: “Il Morso dello Sciacallo” (2016) di Paolo Di Orazio

Articolo di Max RuzzanteCover_Il-MorsoNel pieno della crisi economica, del declino sociale e del disincanto politico, approdano a Roma Atareen Tom, giovanissima popstar venuta dal web, e il suo manager senza scrupoli chiamato Murnau. Il loro scopo è conquistare il mondo della musica partendo dalla televisione di Stato. La prepotente propaganda mediatica della popstar non distrae l’ex maresciallo Alfredo Red Vanacura, esperto in casi paranormali, presto alle prese con un rebus che include sacrifici umani, violenza e connessioni sanguinose che legano alla rete del Male insospettabili individui dediti al crimine

Titolo: Il morso dello sciacallo | Autore: Paolo Di Orazio | Anno di pubblicazione: 2016 | Editore: Vincent Books | Pagine: 308 | Brossura | EAN: 9788899497125 | Prezzo di copertina: 11,90€

Torna nelle librerie italiane con una distribuzione degna di nota grazie a Vincent Books per la collana New Breed, il nuovo romanzo di Paolo Di Orazio. Decano e pioniere dello splatterpunk italiano, l’autore romano non risparmia nemmeno questa volta il “malcapitato” lettore con una storia che (aldilà delle fuorvianti etichette di copertina), ci fa sprofondare in uno scenario a dir poco infernale. Questo allucinante romanzo narra di esseri umani che ritornano dalla morte per poi immolarsi “partorendo” creature animalesche che infesteranno la tranquillità della città eterna seminando morte. Ma il protagonista principale della trama sarà in realtà un ragazzino-prodigio tale Afareen Torn dotato di notevole talento canoro e appeal mediatico un vero e proprio teen-idol. Fiancheggiato dal suo manager Murnau (evidente omaggio al regista di Nosferatu) un gigantesco e bizzarro individuo sadico e psicopatico e dai metodi manageriali a dir poco “singolari”, la pop-star grazie al pretesto musicale e alle immagini “subliminali” del suo video, cercherà in tutti i modi di “catturare” più followers possibili ambendo così a diventare una delle personalità più popolari e influenti del pianeta. In tutto questo ritroveremo il maresciallo in pensione Alfredo Red Vanacura, già presente nei romanzi dello scrittore romano Vloody Mary e Debbi la strana, che grazie al contributo dell’anatomopatologa Orieth Biancosarti e grazie anche alla sua particolare ghiandola pineale straordinariamente sensibile e ricettiva, indagherà su questi misteriosi delitti di quello che verrà presto ribattezzato il “Caso Inferno”. Brevi saranno le intercessioni umoristiche (vedi l’ossessione della madre di Vanacura per le polpette al sugo servite a tutti i pasti), adite a spezzare la tensione e l’orrore quasi opprimente che si respirerà nei vari capitoli e sottocapitoli. L’autore utilizza un sistema narrativo che ricorda pulp fiction per le vicende temporali differenti e personaggi apparentemente slegati tra di loro, riuscendo a far confluire il tutto in un finale dal tenore apocalittico. La prosa narrativa di Di Orazio rimane sempre molto elegante ed erudita e spesso si sofferma in riflessioni sul declino sociale, sul consumismo e sul lavaggio del cervello mediatico che quotidianamente subiamo. Gli abusi e le violenze sui minori anche qui sono sottolineati in un contesto dove il Male sembra aver preso possesso della società moderna. Per sua stessa ammissione Il Morso dello Sciacallo è stato scritto con l’intento di costruire una metafora socio-politica, un attacco brutale alla popolazione romana, idea sicuramente ispirata anche dai frequenti attacchi terroristici che negli ultimi tempi hanno scosso il mondo. Personalmente ho sempre associato questo autore per stile e tematiche delle sue storie a grandi scrittori e registi dell’epoca d’oro del genere. Echi del Clive Barker più cupo, per la carnalità, il sesso senza filtri, il gore delle mutilazioni e delle efferatezze a tutto tondo che imperversano in praticamente tutta la sua bibliografia. Ma anche la visionarietà tipicamente cronenberghiana e la crudeltà umana tipica dei romanzi di Jack Ketchum. In conclusione Il Morso dello Sciacallo è un romanzo che sconsiglio ai deboli di stomaco e a tutte le persone particolarmente sensibili d’animo ma che raccomando caldamente a tutti i lettori che son cresciuti a pane e Splatter ma anche a coloro che amano i thriller sovrannaturali particolarmente efferati e con un pizzico di pulp Tarantiniano che non guasta mai. Una doverosa menzione va spesa per l’edizione del volume, dal formato snello e tascabile e dal prezzo contenuto, una peculiarità questa dell’intera collana New Breed di Vincent Books.

Max Ruzzante

PAOLOL’AUTORE

Paolo Di Orazio Dal 1987 disegna, sceneggia fumetti, pubblica racconti e romanzi per Acme, Granata Press, Addictions, Castelvecchi, Mare Nero, Coniglio Editore, Nicola Pesce Editore, Beccogiallo, Clair De Lune, Urania, Rizzoli, Cut Up, Kipple, Bietti, Independent Legions, Raven’s Head Press, la rivista americana «Heavy Metal», «Cattivik». Coordina le testate «Splatter», «Mostri», «Nosferatu» e «Shinigami».  Il suo libro di esordio, Primi delitti (1989), scatena un’interrogazione parlamentare nel 1990 per istigazione a delinquere e vende 12.000 copie in edicola. Nel giugno 2015 viene pubblicato negli Stati Uniti col titolo My Early Crimes per la Raven’s Head Press dell’editore Michael Hudson.  Dal 2015 è membro della Horror Writers Association.  Nello stesso anno, il suo racconto Hell (incluso in Dark Gates, Kipple 2014, con Alessandro Manzetti) viene inserito nella lista mondiale dei Best Horror Of The Year redatta da Ellen Datlow.