Recensione: “Il gioco della bottiglia” (2016) di Pietro Gandolfi

Articolo di Max Ruzzante13775415_1753307554955127_6976508424007767324_nOgni cittadina, anche la più insignificante, ha la propria, piccola leggenda. Molte volte, questa leggenda fa paura. Ma a Serenity la paura non è sufficiente per tenere lontani dei ragazzi annoiati dalla casa di Alice Hill, conosciuta anche come “la strega”. E non è solo la noia a guidare le loro azioni, ma anche un futuro privo di prospettive e le pulsioni dei loro giovani corpi. Il sesso. Quella è sempre una buona ragione. Ma quali segreti nasconde la casa sulla collina? Abbastanza per dare un senso a una vuota notte d’estate? O forse un’intera esistenza? Delle giovani vite verranno messe di fronte a tremende realtà, talvolta inspiegabili, tutto per partecipare a uno stupido gioco. Fate girare la bottiglia, ragazzi. A chi tocca?

Titolo: Il gioco della bottiglia | Autore: Pietro Gandolfi | Collana Miskatonic 1, Vincent Books editore – Luglio 2016 34 pag. 4,90 € ISBN 9788899497170 Copertina: Elia Bonetti Illustrazione interna: Luca Panciroli

Esordisce così la nuova Collana Miskatonic in collaborazione con l’editore Vincent Books con quel Pietro Gandolfi, da anni ormai alfiere di quell’horror ottantiano sulla falsa riga di autori quali Laymon, Barker, McCammon che tanto successo ebbero nel nostro paese fino alla metà degli anni novanta. Lo scrittore piacentino in questo racconto breve (ma non troppo) ci narra della storia di un gruppetto di adolescenti nella cittadina fittizia di Serenity, che dettati dalla noia frutto della loro condizione di perdigiorno privi di prospettive future e soprattutto sopraffatti dalle loro pulsioni sessuali da teenagers, decidono di introdursi nella vecchia e famigerata casa sulla collina di colei che in vita fu ribattezzata «la strega» Alice Hill. Una volta dentro su suggerimento (imposizione) del leader del gruppo Eric, si mettono a giocare all’infantile «gioco della bottiglia» per appagare le proprie voglie represse sottovalutando l’ambiente che li circonda.

Da qui tra le insicurezze di Matt – dileggiato e considerato lo «sfigato» del gruppo – voglioso di possedere la belloccia e inarrivabile compagna del bullo, meschino e opportunista Eric, si consuma una storia che esplode improvvisamente con una bizzarra e agghiacciante situazione, dove il cinismo e la sete di rivalsa finiranno per far precipitare le cose all’interno del clan, trasformando le vittime in carnefici. Pietro Gandolfi attinge come detto a piene mani alle meccaniche dell’horror old school anglosassone che sconfina nel sovrannaturale lovecraftiano e in parte autocitazionale. In definitiva un prodotto snello e di rapida fruizione nel suo formato spillato economico questa prima uscita che spianerà la strada ad altre future uscite a scadenza periodica rigorosamente weird horror e soprattutto (quasi) esclusivamente made in Italy. Sperando che la scommessa dell’editore emiliano porti i meritati frutti, rilanciando anche nel nostro paese un genere che oltreoceano sta in qualche modo rinascendo grazie anche alla piccola editoria.

Max Ruzzante

Pietro GandolfiL’AUTORE

Pietro Gandolfi si alimenta di orrori, poi li digerisce fino a espellerli ricoperti da una patina di puro disagio. C’è chi continua a paragonare il suo lavoro a quello di Stephen King, anche se lui è ancora dell’idea di ispirarsi più a Clive Barker e Richard Laymon. Per lui l’orrore non ha frontiere, è sufficiente che si dimostri abbastanza viscerale e diretto da tenere alto l’interesse del suo pubblico. Senza filtri, senza censure. Perché l’orrore è tutto attorno a noi, basta avere il coraggio di non voltare la testa dall’altra parte.