Recensione: “Il cimitero dei vivi” (2016) di Poppy Z. Brite

Articolo di Francesco CoriglianoIl cimitero dei viviDalla Regina dello Splatterpunk Poppy Z. Brite, per Independent Legions Publishing, una selezione dei suoi racconti più celebri, molti dei quali tradotti in Italiano per la prima volta: La Palude delle Lanterne (Lantern Marsh, 2000); La Sesta Sentinella (The Sixth Sentinel, 1992); Calcutta, Signora delle Impudenze (Calcutta Lord of Nerves, 1992); Mussolini e il Jazz dell’Uomo con l’Ascia (Mussolini and the Axeman’s Jazz, 1995); La sua bocca saprà di assenzio (His Mouth Will Taste of Wormwood, 1990); Il Cuore di New Orleans (The Heart of New Orleans, 2002); Risvegli (Self-Made Man, 1996). Tra spettri, fantasmi, voodoo, cannibali, creature, cimiteri e cadaveri, amanti e musei di morte che animano la sua dark New Orleans spesso protagonista, scenario e madre delle storie, l’autrice, vero e proprio cult del genere, canta il suo innovativo, malinconico, brutale e poetico horror dal sapore di assenzio, dipingendolo con decadente e magnetico splendore. Traduzioni di Francesca Noto e Alessandro Manzetti. Illustrazione di copertina di Giampaolo Frizzi

Titolo: Il cimitero dei vivi | Autrice:  Poppy Z. Brite | Editore: Independent Legions Publishing | ISBN 978-88-99569-24-2 | Anno di pubblicazione: 2016 |  Traduzioni: Francesca Noto e Alessandro Manzetti |Formato eBook e cartaceo | Pagine: 120 | Lingua: Italiano | Prezzo ebook: € 2,99 cartaceo: 14,96€ | Link Amazon

An House in New Orleans…

Il cimitero dei vivi presenta una selezione di racconti di Poppy Z. Brite, tutti uniti da un filo conduttore: la città di New Orleans.

Per la verità, il ruolo rivestito dalla famosa città americana non è mai preponderante; come diremo più avanti essa funge da richiamo o da sfondo – certo carico di suggestioni e d’atmosfera – sul quale fare muovere i personaggi della raccolta, tutti accomunati dal dolore, dalla noia e dalla difficoltà che il mondo imprime continuamente sulle loro vite. Nelle loro vicende si insinua di colpo l’ultraterreno, portando le loro esistenze a risoluzioni strane, a volte provvidenziali e a volte fatali.

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Questo è un punto che va subito chiarito: più che il vero e proprio effetto horror, alla Brite interessa soprattutto la costruzione di personaggi dai caratteri complessi, provati dalle difficoltà della vita e portati al limite a causa della povertà, della droga, dell’alcool o della semplice violenza. L’autrice, dopo aver fatto emergere le personalità, ne porta all’estremo i caratteri ponendoli in situazioni crudeli e inquietanti – ma spesso anche ironiche – in cui sono i personaggi stessi sono costretti ad affrontare manifestazioni e forza dell’aldilà. In effetti ne Il cimitero dei vivi l’elemento soprannaturale consiste, in quasi ogni racconto, esclusivamente nel tema del ritorno dalla morte: con le uniche eccezioni di Il cuore di New Orleans e La Palude delle Lanterne, in ogni testo appare un morto resuscitato, o un fantasma, o entrambe le cose.

Il rapporto con la morte è molto intenso in buona parte dei personaggi (si pensi alla giovane protagonista de La Sesta Sentinella, o alla coppia di protagonisti in La sua bocca saprà d’assenzio), e alla fine li conduce verso una realizzazione che più o meno consapevolmente avevano mostrato di desiderare: nella comunità dei vivi si muovo tanti esseri umani stanchi, annoiati, o semplicemente disillusi, che appartengono già al regno della tomba e della terra fredda.

La Brite descrive queste pulsioni con un tocco un po’ decadente, mescolato nella giusta dose allo splatterpunk per la quale è giustamente famosa; il fattore orrorifico è dato, oltre che dalla crudeltà in sé (specie in Risvegli), anche dalla descrizione della putrefazione – che raggiunge il suo picco in Calcutta, Signora delle Impudenze, affascinante resoconto che a qualcuno potrebbe ricordare certi passi di Charlee Jacob e nel quale Calcutta sembra richiamare New Orleans. Altre influenze si potrebbero individuare nei Libri di sangue di Barker (ma certamente con meno tensione poetica) e anche in The Hound di Lovecraft (del quale La sua bocca saprà d’assenzio sembra una riscrittura in chiave ancora più esasperata e omoerotica) mantenendo però un’originalità riconoscibile, legata anche alla sfondo di cui parlavamo poco prima, New Orleans.

Poppy Z. BriteIn effetti la città, con i suoi edifici fatiscenti, il fango ribollente e il jazz suonato in stamberghe da quattro soldi diventa più di un semplice sfondo e meno di un personaggio: è una sirena, un polo d’emanazione di atmosfere antiche e di illusioni perdute, e nel riferirsi ad essa come una madre degenere ma affettuosa sta, probabilmente, il vero tocco distintivo di questi racconti.

Quest’idea emerge particolarmente in Il cuore di New Orleans, nel quale la coroner protagonista – di nome Brite – trova durante un’autopsia il cuore di un ragazzino, morto prematuramente, tutto ricoperto da intagli simili a scritte. Questo cuore narrante (un Tell-Tale heart?) racchiude il senso stesso del raccontare le storie di New Orleans e del raccontare in generale, come se questa pulsione fosse incisa direttamente nella carne di alcuni individui destinati, anche in morte, ad presentare un’altra storia.

E sempre a proposito del narrare, il racconto che più esprime il divertimento nell’inventare personaggi e situazioni è probabilmente Mussolini e il Jazz del’Uomo con l’Ascia, che parte da un assunto insensato – Cagliostro ha ordinato la morte di Francesco Ferdinando per poter proseguire i suoi piani per il mondo – per mettere in scena dialoghi buffi e disturbanti tra il fantasma dell’austriaco e un ex-poliziotto italoamericano in pensione forzata, tutto per lasciare spazio (o no) al futuro dittatore d’Italia. Anche qui la violenza esplode con tocchi crudeli, ma l’atmosfera generale è così sorniona da distinguere questo racconto – peraltro il più lungo – dal resto della raccolta, la quale si rivela in ogni caso molto utile per comprendere i temi ricorrenti dell’opera di Poppy Z. Brite e i relativi modi di svilupparli. Nonostante a volte indugi sulla descrizione dei caratteri tormentati dei protagonisti, l’autrice non scade mai nell’autocompiacimento per la propria scrittura e riesce a incastrare bene, in quei vuoti scavati nell’animo umano, i terribili impatti degli eventi sovrannaturali. Così che alla fine si capisca perché a volte i defunti vogliano tornare in questo mondo, un cimitero di possibilità e di storie abitato dagli ancora-vivi, o dai quasi-morti.

Francesco Corigliano

Poppy Z. BriteL’AUTRICE

Poppy Z. Brite (Melissa Ann Brite, ora Billy Martin). New Orleans, 1967. Tre volte finalista al Bram Stoker Awards e vincitrice di diversi premi internazionali, ha pubblicato romanzi, racconti e raccolte. Tra le sue opere: Lost Souls (1992, tradotto in Italiano da Bompiani nel 1996 col titolo di Anime Perse), Drawing Blood (1993), Wormwood (1993), Exquisite Corpse (1996, tradotto in Italiano da Frassinelli, nel 1997, col titolo di Cadavere Squisito), Are You Loathsome Tonight? (1998), Wrong Things (2001, con Caitlin R. Kiernan), The Value of X (2002), The Devil You Know (2003), Liquor (2004), Prime (2005), Soul Kitchen (2006). Independent Legions ha acquisito i diritti di pubblicazione in lingua Italiana, in esclusiva dei suoi romanzi: Lost Souls (1992), Drawing Blood (1993) e Exquisite Corpse (1996), che saranno pubblicati tra il 2017 e il 2018. Il romanzo Drawing Blood sarà pubblicato a Marzo 2017, in edizione cartacea ed eBook, col titolo di ‘Disegni di Sangue’. Il racconto Mussolini e il Jazz dell’Uomo con l’Ascia (Mussolini and the Axeman’s Jazz) sarà adattato in forma di graphic novel da Independent Legions, per pubblicazione, in formato cartaceo, entro Marzo 2018. Dell’autrice Independent Legions Publishing ha pubblicato, in lingua inglese, le raccolte di racconti: Selected Stories (2016), Used Stories (2016) e The Horror Show (2016), e la novella The Crystal Empire (2016); è in uscita, a Novembre 2016, la raccolta Dr. Brite. Sito web dell’autrice: www.poppyzbrite.com