Recensione: “I Giorni della Bestia” (Dread in the Beast: A Hardcore Horror Collection, 1998) di Charlee Jacob

Articolo di Francesco CoriglianoI Giorni della BestiaLa prima raccolta di racconti della regina dell’hardcore/extreme horror internazionale, vincitrice di quattro Bram Stoker Awards©, tradotta in italiano per la prima volta. Un’opera cult dell’horror mondiale. Questa sua prima raccolta di racconti, pubblicata per la prima volta nel 1998 (titolo originale: ‘Dread in the Beast: A Hardcore Horror Collection’), considerata un vero e proprio cult della narrativa horror, sintetizza tutte le caratteristiche di questa grandissima autrice e i suoi temi preferiti: la necrofilia, il cannibalismo, i piaceri devianti come lo stupro e l’incesto, il sadomasochismo, il suicidio, la tortura, l’incubo delle tenebre che insegue, costantemente, il lettore. Include 14 racconti: ‘Guarda’, ‘Il Tocco Oscuro’, ‘Il Giorno della Bestia’, ‘Diavoli Ubriachi e Mogli Sante’, ‘Fuoco’, ‘Golem Girl e lo Spazio-Cripta’, ‘Trapianti di Delicato Merletto’, ‘Misericordia’, ‘Ferita Mortale’, ‘Il Marchio della Notte’, ‘Bocca di Bisturi’, ‘Morti e Splendenti’, ‘I Limiti di Zen’, e ‘La Donna in Rosso’. Edward Lee, leggenda della narrativa horror hardcore, ha scritto di Charlee Jacob: “Se esiste una vera dicotomia nel genere horror, questa è rappresentata dalla Jacob che, armata di un talento straordinario, con la sua bellissima prosa riesce a raccontare l’orrore più indicibile e detestabile.”

Titolo: I Giorni della Bestia: Delirio Hardcore Horror | Autrice: Charlee Jacob | Titolo originale: Dread in the Beast: A Hardcore Horror Collection (1998) | Edizione italiana: Independent Legions Publishing (16 giugno 2016) | Pagine: 214 | Traduzione di Nicola Lombardi, illustrazione di copertina di George Cotronis | Prezzo di copertina edizione cartacea: 16,54€ – edizione digitale: 4,99€

È difficile trattare coerentemente delle parti più oscure e perverse dell’uomo senza scadere nella trivialità e nel voyeurismo. In letteratura ci si prova da secoli, ormai, con molti risultati apprezzabili e moltissimi pessimi. Eppure, ancora più difficile è trattare dei lati che siano anche rivoltanti e disgustosi, e far da essi emergere qualcosa – un’intuizione, una visione, o un’idea – che giunga, se non a nobilitarli, quantomeno a illuminarli di una luce nuova.

Ebbene, con questa raccolta I giorni della bestia Charlee Jacob riesce appieno nell’intento, dipingendo attraverso quattordici racconti un mosaico composto di violenza, ossa, umori umani e metalli che aspira a rappresentare, nelle fratture purulente tra una tessera e l’altra, un’idea dell’umanità tesa alla trascendenza.

Difatti, in questi racconti la rappresentazione della brutalità estrema – fisica, mentale e spirituale – non è assolutamente fine a sé stessa. Anzi, l’insistenza quasi allarmante con la quale l’autrice preme sulla descrizione di ferite, crudeltà e sozzure ha l’intento ben preciso di superare la corporeità stessa. Di questo obiettivo si trovano indizi già dai primi racconti, quali Diavoli ubriachi, mogli sante e Il Tocco Oscuro, nei quali il tema del divino è affrontato lateralmente, ma pur sempre inserito come dato all’interno del sistema narrativo. Questo concetto diventa una costante sino alla fine della raccolta, e la sua presenza ha la specifica funzione – in mezzo alla gran varietà di orrori tutti materiali e terrestri – di far risaltare la pesantezza della materia e di far intravedere, al suoi interno e oltre, sprazzi di “altro” cosmico.

Questo “altro” non si configura necessariamente in una metafisica di stampo cristiano (sebbene appunto i primi due racconti possano farlo credere), ma in concetto più ampio di diversità sensoriale – espressa perlopiù con descrizioni visive – e di identità individuale. L’io dei personaggi è sempre lo stesso, mentre si affacciano sugli abissi incomprensibili in cui la morte sguazza nei suoi stessi umori (penso a Golem girl e la spazio-cripta), o quando si avvicina alla trasformazione e all’assunzione a ruolo divino (come in La donna in rosso). In questo senso, sebbene non ascrivibile direttamente ad un sistema religioso ortodosso, l’impostazione di base sembra sempre vagamente manichea, con un’opposizione Bene/Male risolta forse un po’ frettolosamente con la considerazione: “l’uno non potrebbe esistere senza l’altro” (sempre in La donna in rosso).

Dread in the BeastQueste considerazioni mi danno occasione di trattare di Il giorno della bestia, il racconto lungo che dà (quasi) titolo al volume e che rappresenta il tentativo più intenso di esprimere la filosofia di tutta la raccolta. Attraverso salti nel tempo e nello spazio repentini, emerge la figura di una donna-cancello per una dimensione di pura materia, nella quale il crudele protagonista e i suoi compagni dai tratti sadici, decadenti e nichilisti insieme, aspirano di poter finalmente giungere. Alla fine effettivamente ci riusciranno, comprendendo forse le reali implicazioni della loro condotta, e certamente soffrendone le conseguenze. In questo racconto la filosofia la fa da padrona, con abbondanti citazioni da Nietzsche, Camus e De Sade (ma tutti i racconti sono ricchi di riferimenti filosofici e letterari, da Shirley Jackson a Hieronymus Bosch), e un tentativo da parte dei protagonisti stessi di delineare una linea morale nell’immoralità per giustificare la propria ricerca indefessa della sensazione estrema. È ancora una volta un tentativo di superare il corpo attraverso il corpo, e di aprirlo anche metaforicamente per trovare al suo interno e nella sua dispersione una libertà che a prima vista esso stesso sembra negare. Qui la Jacob calca forse un poco troppo la mano nella descrizione dell’ultra-nichilismo materiale, raggiungendo però un ottimo risultato di atmosfera con la sovrapposizione delle varie epoche storiche e le allusioni alle implicazioni dei riti e dei culti di Aralu.

Il corpo, quindi, non è soltanto un corpo. Ma è anche un corpo, e questo non va dimenticato. La struttura di ogni racconto si regge sempre sulla cruda materialità, e questo è ben reso, mi sembra, dalla grande presenza di descrizione di ustioni. Fuoco, Morti e Splendenti, Trapianti di Delicato Merletto hanno tutte al loro centro corpi che si squagliano e si fondo su loro stessi, avvicinandosi all’apoteosi della parte più fisica della condizione umana: l’essere un tozzo di carne, consapevole e con la sensibilità acutissima data da un sistema nervoso devastato, e che guarda caso proprio in Fuoco è causa di uno stimolo erotico incontenibile (in Trapianti di Delicato Merletto mi pare un po’ diverso, poiché sembra che sia più il dolore che la carbonizzazione ad avere una valenza erotica).

Naturalmente in tutto ciò non si può non pensare a Barker, il quale mi pare che abbia però un obiettivo diverso, e voglia esprimere più una dimensione poetica all’interno dei corpi, differente dall’idea di estremizzazione trascendentale che la Jacob opera, qui, a colpo sicuro. Da Barker la differenzia, sempre restando sul discorso poetico, una tendenza all’elucubrazione che volte pare sfuggirle un po’ di mano, creando periodi in cui il messaggio sparisce tra frasi avviluppate e sentenze secche. In altri momenti, invece, il tono è più composto ed elegante, atto a trasmettere anche tenerezza (soprattutto in Misericordia).

Il risultato finale, in questo “I giorni della bestia”, è una costellazione di stelle pulsanti di sangue e luce, di disgusto e trascendenza, escrementi e visioni. C’è santità nella decomposizione e morbo nel divino, e Charlee Jacob ne canta ogni goccia maleodorante e ogni raggio luminoso, in una raccolta che è un prezioso acquisto nel panorama editoriale italiano, che ha certamente bisogno di tante pubblicazioni che travalichino il genere dell’horror classico. Un libro da fruire con consapevolezza, per poter scoprire dove la letteratura può giungere sporcandosi e insieme nettandosi ad ogni pagina.

Francesco Corigliano

Charlee JacobL’AUTRICE

Charlee Jacob (1952) è un’autrice americana di horror e dark fantasy, tra i più grandi interpreti al mondo del sottogenere hardcore/extreme horror, esplorato nei suoi recessi più profondi, ignobili e ripugnanti, con una prosa ricca, lirica, di alto livello che la distingue da tutti gli altri interpreti del gore, dello splatter, dell’horror estremo, e tramite una visione grandguignolesca innovativa, macabra e poetica, colta e visionaria, raccapricciante e brutale nella quale il subconscio è spesso protagonista. Tra i temi più frequentemente sviluppati dalla Jacob, la necrofilia, il cannibalismo, i piaceri devianti come lo stupro e l’incesto, il suicidio, la tortura, l’incubo delle tenebre che insegue, costantemente, il lettore. Grazie alle sue opere, Charlee Jacob ha vinto ben quattro Bram Stoker Awards© e moltissimi altri premi