Recensione: “Clay” (1982) di George Andrew Romero – Inedito in Italia

Articolo di Mario Luca Morettimodern masters of horrorPer qualunque fan dell’horror il nome di George A. Romero vale il classico non ha bisogno di presentazioni. Come regista è autore di La notte dei morti viventi e della serie che ne è generata, oltre che di altri classici come Martin e Creepshow. Se si escludono le novelisation di alcuni suoi film e la versione teatrale di La notte dei morti viventi, il suo unico sforzo letterario è il racconto Clay, uscito nell’antologia Modern masters of horror del 1981.

Autore: George Andrew Romero | Titolo: Clay | Pubblicato nel volume Modern masters of horror, a cura di Frank Coffey | editore: Coward, McCann & Geoghegan, NewYork | anno di pubblicazione: 1981 | Racconto | inedito in Italia

Ambientato nel quartiere irlandese di New York, Clay si incentra su due personaggi diversi fra loro, ma accomunati dalla solitudine. Uno è semplicemente Monsignore, il sacerdote cattolico titolare della parrocchia di St. Matthew, l’altro è il suo parrocchiano Tippy. Il primo svolge il suo ministero con sempre meno fede e passione e sempre maggior disprezzo per i suoi fedeli, l’altro vaga per il quartiere nell’indifferenza generale. I due si incontrano solo quando Tippy, nel segreto del confessionale, riferisce all’altro i suoi patetici peccati onanistici.

La prima parte del racconto è all’insegna di un horror esistenziale più che fisico. Romero racconta il passato dei due. Del Monsignore sappiamo dei suoi studi promettenti ecclesiali in un ambiente favorevole, fino al naufragio in una parrocchia di periferia; di Tippy ci viene raccontata un’atroce fatta infanzia di abusi e violenze, in cui Tippy però sviluppa l’unica passione della sua vita: il modellamento dell’argilla.

Romero usa uno stile distaccato e analitico, ma allo stesso tempo riesce a trasmettere compassione ed empatia per Tippy, rendendocelo umano, facendoci partecipi del suo declino verso la follia, e allo stesso tempo dando un ritratto acido e vivido di una periferia degradata umanamente ancor prima che materialmente. In questo senso ha diversi punti in comune con Martin, dove religione e degrado ambientale sono visti come concause di follia e disperazione. Alternando il suo ritratto con quello di Monsignore, Romero crea una rete di contrasti apparenti e di parallelismi suggeriti, alludendo come le loro infelicità siano figli dello stesso ambiente.

Nelle ultime pagine il racconto sfocia nell’horror più autentico, ma senza colpi di scena, ma con una specie di gradualità che Romero riesce a padroneggiare con sottigliezza stilistica e acume psicologico. E proprio per questo finisce con l’essere più agghiacciante di tanti twist effettistici e artificiosi.

Mario Luca Moretti

george_romero_01L’AUTORE

George Andrew Romero (New York, 4 febbraio 1940) è un regista, sceneggiatore, montatore, attore, direttore della fotografia e fumettistastatunitense.  Nato e cresciuto a New York City, da padre cubano di remote origini spagnole e da madre statunitense di origini lituane, Romero studia alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Pennsylvania. Dopo essersi diplomato, inizia a girare diverse pellicole, perlopiù cortometraggi (come il suo primo film girato solo a tredici anni in 8 mm, The Man from the Meteor) e pubblicità. Insieme ad alcuni amici forma la Image Ten Productions nei tardi anni sessanta. Mettono insieme circa 10.000 dollari per produrre quello che sarebbe diventato uno dei più celebri film horror di tutti i tempi, scritto da Romero insieme a John A. Russo: La notte dei morti viventi (1968). Il film divenne un vero e proprio cult negli anni settanta ed è considerato anche il film che ha codificato il genere zombie movie. I successivi film diretti da Romero ebbero meno fortuna: There’s Always Vanilla (1971), La città verrà distrutta all’alba (1973), La stagione della strega (1973) e Wampyr (1977). Anche se non acclamati come il film d’esordio o alcune delle pellicole successive, tutti questi film contengono, come “firma” dell’autore, una forte critica sociale, legata alla trama di genere horror della pellicola. Come la maggior parte dei film di Romero vennero girati nei dintorni della sua città, Pittsburgh. Nel 1978, Romero tornò al genere zombi, di cui è considerato unanimemente capostipite, con Zombi (1978). Girato con un budget di solo 1,5 milioni di dollari, il film ne incassò oltre 40, ed è stato inserito nella lista dei film cult più importanti dalla rivista Entertainment Weekly nel 2003. Dopo il successo commerciale (scritto da Stephen King) Creepshow (1982) Romero completò la sua “Trilogia dei morti viventi” nel 1985 con il meno acclamato e più cupo Il giorno degli zombi. In seguito dirige Monkey Shines – Esperimento nel terrore e il film a episodi con Dario Argento Due occhi diabolici. Nel 1993 dirige La metà oscura, che si rivela un flop. Il regista torna a dirigere un film solo dopo sette anni, con Bruiser – La vendetta non ha volto, che non ha successo né di critica né di pubblico. Nel 1998 viene assunto dalla Capcom per dirigere due spot televisivi inerenti all’uscita di Resident Evil 2. Talmente stupiti dal suo lavoro, i dirigenti della Capcom chiesero a Romero di occuparsi dell’adattamento cinematografico di Resident Evil. Romero si mise al lavoro e scrisse una sceneggiatura, facilmente reperibile in rete. I produttori però, definirono il suo lavoro poco commerciale, e la produzione fu bloccata, e poco dopo lo sostituirono con Paul W.S. Anderson. Nel 2004 gli Universal Studios hanno prodotto un remakedi Zombi, non coinvolgendo però in alcun modo Romero. Romero, che vive tuttora a Pittsburgh, ha girato nel 2006 il quarto capitolo della sua serie sugli zombi, La terra dei morti viventi, una produzione di 16 milioni di dollari (il più alto della sua carriera), girato a Toronto, Ontario, Canada. Il film vede come protagonisti Simon Baker, Dennis Hopper, Asia Argento e John Leguizamo. A La terra dei morti viventi hanno fatto seguito Diary of the Dead – Le cronache dei morti viventi (2007), girato in digitale, e Survival of the Dead – L’isola dei sopravvissuti (2009) che è stato presentato in anteprima mondiale alla 66ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Nell’ottobre 2012 ha rivelato di essere stato ingaggiato dalla Marvel per scrivere un fumetto sugli zombi, intitolato inizialmente Marvel of the Dead. Il titolo, in seguito, è stato cambiato in Empire of the Dead ed il primo numero è uscito nel gennaio 2014. I disegni del fumetto sono curati da Alex Maleev. (Biografia da Wikipedia)