Intervista a Stefano Friani di Racconti Edizioni

Articolo di Giovanni LeoneStefano FrianiDiceva Umberto Eco: leggere racconti significa fare un gioco attraverso il quale si impara a dar senso alla immensità delle cose che sono accadute e accadono e accadranno nel mondo reale. Sfuggiamo all’angoscia che ci coglie quando cerchiamo di dire qualcosa di vero sul mondo reale. Questa è la funzione terapeutica della narrativa e la ragione per cui gli uomini, dagli inizi dell’umanità, raccontano storie.” Esiste un pregiudizio atavico nel nostro paese e, molto probabilmente, una constatazione di fatto: i racconti non vendono. Così nasce una nuova realtà: Racconti Edizioni, la prima casa editrice in Italia a pubblicare soltanto short stories.

Ho incontrato per i lettori di Weird Magazine Stefano Friani editore di Racconti edizioni assieme a Emanuele Giammarco, per parlare con lui di questa nuova e coraggiosa realtà editoriale.

Innanzitutto grazie Stefano per aver accettato il mio invito e benvenuto. Ho letto che la vostra è una start-up editoriale nata in maggio. Puoi dirci come nasce Racconti edizioni? Quali sono le vostre esperienze prima di questa avventura nel campo dell’editoria?

Sia io sia Emanuele abbiamo frequentato il Master in Editoria Giornalismo e Management culturale della Sapienza, dove abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con case editrici come Il Saggiatore, Einaudi, minimum fax, Fazi, Sellerio. Poi io sono andato a Torino per sette mesi all’ufficio iconografico Einaudi ed Emanuele invece è andato al Saggiatore su a Milano. Siamo tornati e dal fondo della quarta pinta in un pub a San Lorenzo ci siamo detti «Facciamolo» e da quel momento ci siamo chiusi quasi due anni a studiare e a progettare i destini di Racconti edizioni. A maggio poi sono usciti i nostri primi tre libri e vorrei cogliere l’occasione per segnalare il nostro sito internet www.raccontiedizioni.it e il nostro blog curato dall’ottimo Leonardo Neri www.altrianimali.it.

Racconti edizioniHo potuto constatare che i vostri volumi sono curati nei minimi dettagli: dalla qualità di stampa alle illustrazioni e alla impaginazione. Puoi parlarci di questi aspetti di Racconti edizioni?

Nell’epoca dei libri elettronici quando si vuole leggere un libro di carta è giusto che si abbia per le mani un oggetto curato, perché l’esperienza di lettura è anche un’esperienza estetica: c’entrano olfatto, tatto, vista. Il libro ci deve parlare anche per la sua fattura. Il progetto grafico è stato oggetto di una cura abbastanza maniacale: volevamo un libro che ci rappresentasse, che non inseguisse mode di passaggio, che nascono morte – attuali come sono oggi e vecchie come saranno l’indomani. Abbiamo sempre amato il nitore bianco di case editrici come Einaudi e Il Saggiatore, per le quali io ed Emanuele abbiamo anche avuto il privilegio di lavorare; come quei libri si stagliavano bene tra i tomi multicolori delle altre edizioni. Abbiamo poi scelto di puntare sulle illustrazioni e in particolare sui bozzetti, avendo in mente quanto i racconti possono essere scarnificati ed essenziali. L’idea era anche avere pochi colori, pochi fronzoli e andare diritti al punto. la ruvidità della carta invece è una scelta atta a comunicare e a raccontare un libro che rimanga, che non è usa e getta come certa narrativa sgargiante che poi finisce tutta sui banchi dei remainders. Avendo scelto di essere generalisti il progetto grafico doveva rispondere a diverse caratteristiche: per esempio poter accogliere al suo interno testi molto diversi tra loro come, non so, Karma clown di Altaf Tyrewala e Oggetti solidi di Virginia Woolf. Qualcuno ci ha fatto notare che sono tutte cose già viste e riviste, può anche darsi, ma siamo convinti che tornare all’antico non può rappresentare che un progresso per dirla con Verdi, o altrimenti con Antoni Gaudí: «Originalidad es volver al origen».

C’è un motivo particolare per cui i volumi sono numerati?

Mio padre è un collezionista seriale – di qualunque cosa – e sono cresciuto con scaffali interi di Tex in ordine dal primo all’ultimo uscito, per non dire di altri fumetti. Temo mi abbia passato questa orribile malattia e quando ho fatto il passaggio dagli albi Bonelli ai libri questo aspetto è rimasto drammaticamente intatto, con tutte le conseguenze facilmente immaginabili per lo spazio abitativo. Emanuele credo abbia il mio stesso problema e retaggio. C’è un racconto di Rohinton Mistry che abbiamo pubblicato I collezionisti (in Lezioni di nuoto) che descrive meravigliosamente il piacere e l’ossessione a cui si può arrivare da ragazzi e quando si è più grandi per una collezione e fin dove ci si spinge per una cosa simile. Ma, in generale, se vogliamo prescindere da tutto, nella decisione di numerare i nostri libri non siamo particolarmente originali, la gran parte dell’editoria libraria di qualità segue questo modello. In particolare, noi vorremmo costruire un catalogo di libri che si rimandino l’un l’altro e che faccia venir voglia al nostro lettore che magari per caso – anche se certe cose non avvengono mai per caso – ha comprato Appunti da un bordello turco di Philip Ó Ceallaigh di prendere anche gli altri sei libri che abbiamo pubblicato, così che quando li leggerà potrà intuire o crearsi una serie di fili rossi e collegamenti tra loro, che non è detto siano i nostri o quelli che ci hanno portato a selezionare quei libri in quella sequenza. Il progetto unitario di casa editrice e le nostre scelte non possono che sottendere la numerazione sul dorso dei nostri volumi.

14858550_1076566935793841_1320647_oParlaci delle vostre ultime uscite, delle vostre idee e dei progetti futuri.

Tra fine ottobre e la prima metà di novembre, i nostri lettori potranno trovare in libreria e online le nostre prossime quattro uscite. Quattro libri a cui teniamo moltissimo. Karma clown di Altaf Tyrewala, uno spaccato a tratti esilarante e altrettante volte amaro, iperreale eppure fantastico, della rutilante e paradossale vita in una megalopoli come Mumbai scritto da un autore che oggi vive a Dallas, in Texas. E poi un libro a dir poco sensazionale: Stamattina stasera troppo presto dell’intellettuale nero americano James Baldwin, un vero gioiello della short story e non solo. Nei racconti di Baldwin c’è tutta la sua biografia: il jazz, i gospel, il razzismo, l’educazione violenta e religiosa, l’omosessualità, l’esilio francese. È un libro di una bellezza unica che ha anticipato di cinquant’anni quello che succede oggi negli Stati Uniti – e non è un caso che Ta-Nehisi Coates o Shaun King non facciano che citare Baldwin. Non lo dico perché lo pubblichiamo noi e voglio fare l’imbonitore, è davvero un libro importante, che mancava. Così come mancavano Oggetti solidi. Tutti i racconti e altre prose di Virginia Woolf, la collezione completa di tutti i racconti della scrittrice inglese: qui dentro, in questo libro con le illustrazioni di Franco Matticchio e la curatela di Liliana Rampello (così come pure le traduzioni d’eccezione di Adriana Bottini e Francesca Duranti), si trova in nuce e non solo tutto l’universo mondo di Virginia Woolf. Qui troviamo le prime apparizioni di Mrs Dalloway e Mrs Ramsay, ma anche pappagalli che custodiscono tesori e il ritmo pulsante dei Kew Gardens. Dulcis in fundo, arriva finalmente e fatalmente in Italia Albero di carne di Stephen Graham Jones: quasi un best of di quest’autore che attraversa i territori dell’ignoto e dell’orrore e segue le orme insanguinate di maestri del genere com Stephen King, Joe Lansdale e Jeff VanderMeer per fare qualche nome noto ai più. Questi libri si aggiungono ai tre che li hanno preceduti e che non ci stanchiamo di promuovere e consigliare (i libri non hanno la data di scadenza per fortuna): Appunti da un bordello turco di Philip Ó Ceallaigh, Lezioni di nuoto di Rohinton Mistry e Sono il guardiano del faro di Éric Faye.

Albero di carneState per portare in Italia Stephen Graham Jones, un autore di culto della weird fiction contemporanea statunitense, autore di ben quindici romanzi e sei raccolte di racconti. Albero di carne (The Ones that Got Away, 2010) è stato finalista sia allo Shirley Jackson Award che al Bram Stoker Award nel 2011, per la categoria miglior antologia di racconti per un singolo autore. Puoi raccontarci qualche aneddoto in merito alla vostra collaborazione? E, se possibile, raccontarci cosa può aspettarsi il lettore italiano da un autore come lui?

Stephen è molto amico di Lansdale che a quanto pare non faceva che dirgli che il mercato editoriale italiano è il non plus ultra per uno scrittore e doveva affrettarsi a trovare un editore da noi. Io l’ho scoperto proprio tramite un suggerimento di Lansdale che diceva, credo fosse sul Venerdì o chissà dove, una cosa del tipo che Stephen Graham Jones era tra i migliori scrittori americani ancora non riconosciuti come tali. Parliamo di qualche anno fa. Non avevo ancora nemmeno lontanamente in mente di aprire una casa editrice, figuriamoci, ma mi ero comprato e letto The Ones That Got Away e It Came from Del Rio, entrambi sensazionali a mio parere. Non ci potevo credere che non fossero pubblicati da noi. Non appena si è materializzato il progetto di aprire Racconti, Stephen Graham Jones è stato uno dei primissimi nomi a spuntare fuori. L’abbiamo contattato alla sua esilarante mail (una roba del tipo banditboy@ ecc.) e lui è stato subito entusiasta, sia del progetto sia dell’idea di pubblicare Albero di carne (questo il titolo italiano che abbiamo deciso assieme) come pure della veste grafica del libro, con le illustrazioni di Claudio Palmieri, un artista romano. Cosa possono attendersi da lui i lettori? Stephen è un tipo pazzesco: pellerossa blackfeet texano, fan di Def Leppard e Kiss, ossessionato da Elvis, colleziona camperos, coltelli, pick-up e cani. Le sue storie sono dei piccoli gioielli d’orrore ambientati perlopiù nel sud degli Stati Uniti. Dentro c’è tanto gore, ma anche atmosfere plumbee e opprimenti. Orche assassine, lupi mannari, rodei infernali, ragazzine bulimiche e autolesioniste, ma anche un padre e un figlio dispersi nella tormenta e un bianconiglio che continua a tornare. È un autore capace di racchiudere e concentrare un intero paragrafo in una frase: non è un caso che sia un grande scrittore di racconti. Davvero è un giro in giostra che vale il prezzo del biglietto, se riuscite a non vomitare.

14885952_1076567295793805_711483982_n

Grazie ancora Stefano per il tuo tempo e complimenti. In bocca al lupo a tutti voi di Racconti edizioni. Potremmo parlare della magia che si prova nel leggere un racconto, discutere dei possibili motivi per cui il racconto fa gola a pochi. Come ha detto un autore recentemente intervistato (Simon Strantzas) “il racconto è come una poesia in quanto richiede una economia del linguaggio e si concentra su un particolare messaggio o un effetto”. Oppure potremmo dire:

Il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo. (Italo Calvino)

Giovanni Leone