Intervista a Simon Strantzas

Articolo di Giovanni LeoneSimon StrantzasSOLI CARBONIZZATI è la tua quarta raccolta di racconti, ora pubblicata in Italia per Edizioni Hypnos; ho letto che questa raccolta è una sorta di sequel della tua prima raccolta BENEATH THE SURFACE un libro che trova la sua ispirazione nei lavori di Thomas Ligotti. Puoi spiegare ai lettori italiani quali sono le differenze fondamentali tra le tue raccolte di racconti?

SOLI CARBONIZZATI è un seguito solo in quanto ritorna al territorio più tradizionale del Weird, che BENEATH THE SURFACE ha solo sfiorato.

Dopo il primo libro, i miei successivi due libri hanno affrontato maggiormente il lato più strano dell’horror, che è più misterioso e sognante, e una volta che sono stati pubblicati mi sono ritrovato a voler allontanarmi da storie oblique per un po’ e scrivere qualcosa di diverso. Mi sono ritrovato associato a questo nuovo stile narrativo, e ho scoperto di apprezzarlo moltissimo, penso di essere uno scrittore più diversificato di quanto possa apparire, e così ho anche voluto evidenziare un aspetto diverso della mia scrittura.

Dopo tutto, molte persone che stavano leggendo il mio lavoro, non hanno avuto la possibilità di leggere BENEATH THE SURFACE quando è stato pubblicato la prima volta perché la società ha chiuso i battenti poche settimane più tardi. Quelle persone non avrebbero potuto avere la possibilità di vedere qualcosa di diverso da me.

beneath the surface strantzasRettifico che sembrava essere una direzione importante per me da prendere. In questo senso, stavo scrivendo un sequel del primo libro come una sorta di ritorno ad un Weird meno obliquo.

Tuttavia, i due libri non sono altrimenti connessi. Anche i tipi di autori che hanno ispirato le storie erano diversi. Il primo libro doveva l’ispirazione più a Ligotti e Leiber, e questo nuovo libro ha trovato le sue ispirazioni in Lovecraft e nel genere Weird classico. Inoltre, dove il primo libro è molto concentrato sulla stranezza urbana (ispirato da autori come Campbell e Leiber) l’ultimo libro si svolge in una varietà di ambienti e stili. E ‘un libro molto più diversificato, pur avendo meno racconti. Mette in esposizione molti aspetti del mio lavoro che potrebbero essere considerati solo accennati rispetto alla mia prima raccolta di racconti.

Perché scrivi nell’ambito della WEIRD FICTION? C’è una attrazione particolare da parte tua per il genere?

Non penso a quello che scrivo come Weird fiction. Questo termine è popolare ora, e lo uso nelle conversazioni perché è una abbreviazione per alcuni lettori, ma a me sembra essere solo un altro termine in una lunga serie di modi utilizzati per evitare di chiamare questo tipo di storie “horror”. Non significa io non sia consapevole che definire Weird un tipo di narrativa abbia una lunga storia nella critica, ma solo che la parola non è stata realmente utilizzata con frequenza significativa fino a quando, nell’ultima parte dello scorso decennio, un nuovo ciclo di scrittori horror ha cominciato ad emergere.

Soli carbonizzatiMa questo non risponde alla tua domanda: Perché scrivo questo tipo di narrativa? Sono sempre stato attratto dai misteri di questo mondo, e da ciò che si trova al di là di ciò che i nostri sensi percepiscono.

Suppongo che tutti abbiamo sentito a volte lo “strofinarci” contro qualcosa di inconoscibile, ma per me cercare di capire quello che potrebbe essere inconoscibile è sempre stato affascinante. Non è che io creda in altri mondi e forze al di là della nostra comprensione, per quanto mi interessa la loro ipotetica esistenza. Scrivo questo tipo di narrativa per cercare di capire ciò che il suo effetto su di noi potrebbe dirci su “chi noi siamo”. Esplorare l’enigma filosofico del senso della vita è sempre stato molto più interessante per me rispetto allo scrivere romanzi progettati per spaventare. Voglio una narrativa che prenda in esame la bellezza nel buio; voglio una narrativa che dia un volto a quel “qualcosa” che volto non ha.

Leggendo le bellissime parole di Peter Straub come “… la gamma più oscura della sua eccellente immaginazione.” nei confronti di SOLI CARBONIZZATI e del tuo lavoro, una domanda nasce spontanea: come nutri la tua immaginazione?

Non credo che uno scrittore sappia veramente cosa sia a nutrire la propria immaginazione.

In parte possono essere gli anni di pratica, l’esame di pensieri oziosi e stantii alla ricerca di qualcosa di interessante che potrebbe essere la base di una storia. Ma molto di quel nutrimento proviene da solo, leggendo e ascoltando e guardando. Il cervello dello scrittore è come un motore, e ha bisogno di carburante per funzionare.

Questo carburante viene da qualsiasi tipo di fonte: giornali, trasmissioni radiofoniche, film, musica, brandelli di conversazione… la lista è infinita. Vi è un come un seme per una storia in quasi tutto ciò che incontriamo.

Burnt Black SunsIl trucco è quello di individuare quel seme e piantarlo. E’ l’unico modo in cui qualcosa di bello può fiorire. Suppongo che se c’è un aspetto che potrebbe essere un trucco di magia, è la capacità di prendere quelle idee diverse e disparate e trovare connessioni tra loro che altre persone potrebbero non vedere.

Con la scoperta di collegamenti finora inosservati, si può, con un po’ di fortuna, scrivere una storia diversa da qualsiasi altra, e da qualsiasi altro autore. Quell’ impronta personale della narrazione è ciò che separa gli autori dal coro. Io spero soltanto di far scaturire quella magia abbastanza da dare ai miei lettori qualcosa a cui, e su cui, pensare per molto tempo dopo che la storia è terminata.

C’è una storia in SOLI CARBONIZZATI alla quale sei in particolar modo legato?

Mi piacciono tutte le storie del libro, e sono legato a ciascuna di esse, a suo modo. Alcuni erano esperimenti in diversi tipi di narrazione, altri esperimenti con diverse voci e argomenti trattati. Ho seguito la gamma di direzioni che avrei potuto intraprendere per questi tipi di storie weird. E, naturalmente, ogni pezzo ha una storia alle spalle, la storia della sua creazione, e in alcuni casi questo è quello che mi collega al racconto. E questo è ciò che rende forse “Soli carbonizzati”, la storia a cui mi sento più profondamente legato. E’ stata la prima novella che abbia mai scritto ed è quella che mi ha preso più tempo ed energia e sangue e determinazione per realizzarla nel modo giusto. Anche perché penso che la mitologia parzialmente inventata dietro essa sia interessante, e la storia dentro la storia un po’ insolita. Mi piace credere che sia una di quelle storie di cui sopra, che potrebbe essere stata scritta solo da me, che poi sono le storie migliori e più soddisfacenti da scrivere.

LovecraftIl racconto “La scoperta di Thistle” è un omaggio ad H.P. Lovecraft, “Oltre le rive della Senna” un omaggio a Robert W. Chambers. Cosa differenzia la tua scrittura e alcuni temi ricorrenti nei tuoi lavori rispetto ai Maestri del passato?

La differenza più grande è la moderna attenzione sulla psicologia che non era presente nel lavoro di scrittori del passato, o perché il loro lavoro precede l’ascesa della scienza, o perché non erano interessati a questo tipo di introspezione. Lovecraft, per esempio, era un contemporaneo di Freud, ma il suo totale disinteresse nella specifica esperienza umana lo ha precluso dall’usare gran parte del lavoro del famoso psicoanalista nei suoi racconti. Non solo la maggior parte degli scrittori contemporanei sono più interessati all’aspetto psicologico, ma scommetto che la maggior parte dei lettori lo richiedono. Lo studio della condizione umana è un requisito nella narrativa moderna, probabilmente perché la nostra vita interiore è così inconoscibile che quando la vediamo riflessa in una storia non possiamo fare a meno di guardare. Oltre all’aspetto psicologico, forse dove il mio lavoro si differenzia più dagli scrittori del passato- e forse anche molti scrittori moderni e contemporanei – è la mia tendenza ad offuscare le preoccupazioni ontologiche con i ritratti intimi delle afflizioni della vita interiore delle persone. Spesso mi propongo di giocare su entrambe le scale cosmica e microcosmica contemporaneamente, e al momento in cui ho iniziato a lavorare nel campo non c’erano molti altri scrittori che facessero qualcosa di simile, o almeno non con chissà quale grande successo.

art by Serhiy Krykun“Con mani invisibili” è un chiaro omaggio a Thomas Ligotti. Parlando di questo Maestro del presente, cosa pensi dei suoi lavori e come hanno influenzato i tuoi ?

In molti modi, proprio come ho il sospetto che Clive Barker abbia cambiato da solo il corso della narrativa horror alla fine degli anni ottanta, ho il sospetto che Thomas Ligotti porti con sé un sacco di responsabilità per il parto di ciò che noi chiamiamo oggi Weird fiction. Io non intendo dire che il suo lavoro abbia necessariamente ispirato tutti gli scrittori contemporanei. Credo che il campo sia troppo vario affinché ciò possa essere vero, ma la forza del suo lavoro è stata, in sé e per sé, sorprendentemente diversa rispetto a quello che stava succedendo nel resto del campo.

E il fatto che sia stato riconosciuto abbastanza da inserirlo a fianco dei migliori autori nella antologia PRIME EVIL [IN PRINCIPIO ERA IL MALE, con il racconto L’ultima avventura di Alice] , e che al momento si disponga di tre tascabili nel mercato di massa [mass-paperback] a diffondere la sua narrativa, suggerisce che una rete abbastanza ampia sia stata gettata sopra gli attuali scrittori embrionali, i quali un giorno sorgeranno per formare questa rinascita che li ha influenzati.

Il mio lavoro, almeno, è stato molto influenzato da Ligotti, soprattutto all’inizio della mia carriera. Il senso di straniamento e l’onnipresente sospetto nei confronti della realtà in Ligotti hanno parlato ai miei interrogativi sul mondo.

Anche se non posso pretendere di sottoscrivere i suoi punti di vista più anti-natalisti, né il suo pessimismo innato, io li trovo affascinanti e tali da affrontarli ed indagarli.

Una buona parte della mia prima collezione, BENEATH THE SURFACE, era composta da queste indagini, ma ho capito, successivamente alla realizzazione del libro che stavo bruciando inutilmente energie su queste riflessioni, e a un certo punto non ho più avuto interesse a riprendere i temi ligottiani.

“Con mani invisibili”, essendo ovviamente l’eccezione, porta molte delle bardature di Ligotti, ma penso che la storia stessa appartenga più ai miei aspetti che ai suoi.

AICKMAN’S HEIRSSei anche un ottimo curatore, ciò è stato riconosciuto con il Premio Shirley Jackson 2015 nella categoria Edited Anthology per il lavoro AICKMAN’S HEIRS (Undertow Pubblication, 2015), una antologia di racconti weird degli autori moderni nel genere, in onore di Robert Aickman, maestro del racconto ambiguo e weird. Ora è finalista al World Fantasy Award 2016. Puoi dirci come è nato questo progetto? Pensi, visto il successo, che curerai ancora in futuro altre antologie di racconti?

AICKMAN’S HEIRS è nata semplicemente perché sentivo sempre più scrittori citare il lavoro di Aickman come influenza, cosa che non accadeva fino a pochi anni prima. Aickman era uno scrittore molto eccentrico, e uno che non può essere facilmente imitato. Il suo lavoro non riguarda l’uso di parole, ma i fili del subconscio che esistono al di sotto della pagina, e quegli scrittori che hanno veramente imparato da lui lo fanno senza scadere nella parodia. Ho pensato che sarebbe stato interessante raccogliere alcuni di questi scrittori insieme e vedere come avrebbero affrontato la scrittura di un racconto in cui Aickman fosse l’influenza primaria. Fortunatamente, il libro è stato molto ben accolto e sembra essere, relativamente, un successo; e, anche se non posso esserne certo, penso e spero che il successo abbia contribuito a dare almeno un po’ più di attenzione al lavoro di Aickman.

Mi ha fatto molto piacere, però, ho passato un sacco di questi ultimi anni nell’editing di libri come la mia prima antologia, SHADOWS EDGE, e l’ultima edizione del YEAR’S BEST WEIRD FICTION, e per adesso mi piacerebbe davvero ritornare a scrivere le mie storie. Non voglio dire che non mi occuperò più di Editing per un’altra antologia di racconti, ma non ho piani a riguardo nell’immediato futuro. Non è che non mi piaccia questo lavoro, ti prego di capire, ma per farlo richiede proprio un grande investimento di tempo, e preferisco usare questo tempo in questo momento per altri progetti.

Ora la grande domanda. Sono certo di essere l’unico a farla. Stai lavorando, o pensi di poter lavorare in futuro, ad un romanzo?

No, non sei l’unico che lo chiede, anzi me lo chiedono abbastanza spesso. La mia risposta è cambiata nel corso degli anni come crescono le mie ambizioni e il mio interesse per le nuove sfide si amplia. Si dà il caso, che abbia un romanzo breve al quale sto lavorando al momento. Ho lavorato su di esso, a tratti, per alcuni anni ormai, e probabilmente intensificherò il lavoro sul romanzo con l’approssimarsi della fine. In effetti sta prendendo forma, anche se lentamente, e penso che finirà per essere interessante. O, almeno, io lo trovo interessante. Una volta fatto, dovrei avere ancora tempo prima di morire, ho le idee per almeno altri due romanzi a seguire.

Tuttavia, così come è ansioso quanto i lettori si aspettino di vedere i romanzi scritti dai loro scrittori di racconti preferiti, penso che sia importante capire che la domanda: quando arriva il tuo primo romanzo è piena di presunzioni, e implicitamente suggerisce che i racconti sono una sorta di inferiore trampolino di lancio piuttosto che essere una forma d’arte diversa. Non si chiede al pittore quando inizia a scolpire, o al cantante quando inizierà a suonare l’oboe. Questo perché abbiamo capito che si tratta di discipline diverse. Questo è vero per il romanzo così come per il racconto. Il racconto è come una poesia, in quanto richiede una economia del linguaggio e si concentra su un particolare messaggio o un effetto. Il romanzo, essendo una tela più grande, può essere più espanso, e tessere temi diversi insieme all’interno di una più ampia struttura narrativa. Una forma non è migliore rispetto all’altra, e ciascuna richiede il proprio know-how per fare bene. Sono perfettamente felice di lavorare per diventare il miglior scrittore di racconti possibile a scapito di essere un romanziere. I racconti sono probabilmente là dove il mio cuore apparterrà sempre.

SimonPersonalmente credo sia un momento ottimo per la Weird fiction; ho notato con grande piacere una certa compattezza, sembra un movimento letterario, tra molti scrittori e fra i quali vi è un grande rispetto e amicizia. E’ una sorta di “Compagnia del Weird”? Quali fra questi scrittori consiglieresti ad un editore italiano?

In una certa misura, sì, c’è un cameratismo tra gli attuali scrittori di Weird fiction del Nord America. Ma si basa su un reciproco rispetto di ciò che ognuno di loro sta facendo piuttosto che qualche gruppo organizzato. Con questo voglio dire che gli scrittori (almeno quelli a me contemporanei) hanno cominciato ognuno per la sua strada, in modo indipendente uno dall’altro, e solo successivamente sono stati i lettori stessi a identificarli come gruppo. Per questo motivo puoi trovare una vasta gamma di stili e inclinazioni differenti in questa generazione di autori horror. E m’immagino, puoi vedere come molti di loro pensano a se stessi non come appartenenti a un gruppo, ma come scrittori e basta.

Il vantaggio di questa ondata di materiali che sta arrivando è che c’è più di un editore italiano (o qualsiasi editore) che potrebbe sperare di rappresentarli. Molte delle voci più interessanti si possono trovare nella relazione annuale al meglio delle serie come YEAR’S BEST WEIRD FICTION oppure BEST NEW HORROR, che fungono da grandi campionatori. Ma alcuni dei miei preferiti scrittori che lavorano oggi che meritano più attenzione di quella che ricevono sono Richard Gavin, Steve Rasnic Tem, Lynda E. Rucker, Nadia Bulkin, e Nathan Ballingrud, ognuno dei quali ha un modo diverso di scrivere, ma coprono solo una piccola parte di ciò che attualmente si chiama Weird fiction.

Ho amato molto la tua raccolta Soli Carbonizzati, un libro davvero prezioso e importante. E spero di vedere altri dei tuoi lavori pubblicati in Italia. Grazie Simon per avermi dedicato il tuo tempo e a presto!

E ‘ stato un piacere assoluto. Grazie per aver letto SOLI CARBONIZZATI!

Giovanni Leone

(supervisore alla traduzione Andrea Vaccaro)

Simon StrantzasL’AUTORE

Canadese, Simon Strantzas vive insieme alla moglie a Toronto, dove è nato nel 1972. Considerato tra i più importante della nuova generazione della letteratura weird, Strantzas ha all’attivo quattro antologie personali Beneath the Surface (2008), Cold to the Touch(2009), Nightingale Songs (2011), eBurnt Black Suns (Soli carbonizzati, Hypnos 2016), opera finalista allo Shirley Jackson Award.  All’attività di autore affianca quella di curatore, Shadows Edge (Gray Friar Press, 2013), Aickman’s Heirs (Undertow Publications, 2015), e The Year’s Best Weird Fiction, Vol. 3 (Undertow Publications, 2016). È tra i fondatori e curatori della rivista di critica letteraria Thinking Horror. Da anni le sue storie compaiono regolarmente nelle antologie dei best of dedicate al weird e all’horror. Tra le sue dichiarate fonti di ispirazione H.P. Lovecraft, Robert Aickman e Thomas Ligotti.