Intervista a Paolo Di Orazio

Articolo di Max RuzzantePaolo Di OrazioIn occasione della sua nuova uscita editoriale, abbiamo avuto occasione di intervistare il decano dello splatter horror italiano: Paolo Di Orazio

Caro Paolo, innanzitutto grazie per aver accettato l’intervista per Weird Magazine, ti andrebbe di presentarci la tua nuova raccolta di racconti pubblicata pochi giorni fa da Nicola Pesce Editore dal titolo: Nero Metafisico. 23 racconti tra la carne e l’inferno?

Grazie a te e a Weird Magazine.

Nero Metafisico, voluto da Nicola Pesce e accolto da me con somma gioia, è un progetto antologico che copre quasi 30 anni di pubblicazioni. I 23 racconti sono apparsi in antologie oggi irreperibili perché alcune offstream, altre di insospettabile connotazione. Ho sempre preso parte a queste iniziative editoriali, anche se underground o miste, perché la narrazione breve è la mia dimensione preferita e mi ha imposto, nel tempo, un esercizio continuo. Venendo al libro NPE, abbiamo l’opera quasi omnia che ho sempre desiderato, dato che sono nato coi racconti brevi di Poe, Lovecraft e i fumetti brevissimi Marvel e Warren, e rinato con i brevi di King e Barker. Posso dire di aver messo tutto. Il libro consta di 380 pagine, ed è diviso in tre parti tematiche (non cronologiche). Una dedicata ai racconti di possessione demoniaca, discendenti diretti dei film L’Esorcista, Il presagio, Rosemary’s baby, The Believers, Angel Heart, anche se alla lontana; la seconda parte invece sprofonda nell’horror irrazionale, dove regnano i miei preferiti La vendemmia (dall’antologia Madre Mostro, Acme, 1991), che è finito nella selezione mondiale dei Best Horror Of The Year a cura di Ellen Datlow, l’editor numero 1 al mondo per quanto riguarda la narrativa horror e Il Divoratore di cadaveri, personaggio ispirato a Simon Garth, che creai nel 1992 per un mensile horror voluto da Granata Press e mai realizzato, poi finito sulle pagine della mia resuscitata e presto abortita «Splatter».

NPE03---Nero-Metafisico---racconti-horrorLa terza parte, invece, è più dedicata agli orrori da appartamento (il mio must). Uno di questi, Lo scarico, è ambientato a casa mia e lo pensai per una bella raccolta dedicata a Lovecraft, voluta da Gianfranco De Turris (Da Arkham alle stelle, Cagliostro ePress), ed è uno dei miei preferiti in assoluto. Sempre dedicato all’immenso HPL, c’è un provocatorio remake de I topi nel muro che ho osato convertire in un affresco tra Barker e Burroughs, sesso e delirio metafisico.

Insomma, credo di aver composto una parata di incubi completa, dove l’horror è declinato nelle principali arterie sovrannaturali, gotiche, splatterpunk (Le galline hanno gli occhi, Blocco nero).

Quali sono le caratteristiche peculiari della tua narrativa? Come definiresti il tuo stile?

Quel che mi preme è concretizzare il giusto incantesimo tra forma scritta e impressionismo. Le parole devono costruire immagini, e le azioni dei protagonisti guidare le nostre emozioni. Non so come definire il mio stile, poiché mi adatto continuamente alla natura della storia. Nella raccolta Nero Metafisico, ci sono vari miei registri, forse tutti, ma non saprei nemmeno classificarli. Il mio stile, globalmente, forse potrebbe essere definito decadente, forse proprio perché nei miei racconti non c’è mai un appiglio scientifico e razionale (ma proprio perché l’horror classico non vuole essere giustificato razionalmente – altrimenti non sarebbe racconto dell’irrazionale), né il rispetto o la fiducia dei valori sociali contemporanei. Per quanto riguarda il mio antipositivismo, addirittura molto spesso adoro lasciare un debito di spiegazioni, proprio perché trasporto il lettore dentro i fatti, come fosse egli stesso un personaggio a cui non è data alcuna risposta oggettiva. Non scrivo gialli, quindi non cerco di rassicurare il lettore, ma lasciarlo avvolto nel mistero e nella frustrazione di aver subìto un torto e condiviso la beffa del destino dei protagonisti in balìa degli eventi.

paolo-di-orazioHai mai dovuto sottostare a compromessi per motivi puramente commerciali?

Se per commerciale intendiamo l’editoria mainstream, non posso dirti da parte di chi ma cosa mi è accaduto (perché rischierei una querela e quindi – sì – devo adottare la scelta vigliacca). Naturalmente, la testimonianza a seguire, vuole solo rendere il lato comico, e voglio condividerlo per farvi fare quattro risate.

Dopo avermi dato appuntamento, un grande editore italiano mi ha cacciato dagli uffici urlando «Che cosa vuole?! Noi non pubblichiamo racconti» prima ancora che io aprissi bocca (ed ero sulla porta, accanto al centralino). Un altro grande editore mi ha detto «Lei è troppo estremo per i lettori di Barker» (addirittura!). Uno dei più importanti agenti d’Italia, dopo aver acconsentito a farsi inviare proposte mi ha scritto: «Non so che farmene»; in realtà non gliene fregava una mazza, ma bastava che lo dicesse subito senza che io prendessi la briga di stare a spedire. Idem, un altro dei più grandi editor d’Italia: «Manda a me» per poi farmi recapitare il pacco dei manoscritti, alla velocità di un’inversione postale a U (ma che me lo chiedi a fare?) – naturalmente senza un “ciao, non mi piacciono”. Oppure ancora: «Abbiamo studiato il suo manoscritto, che ci ha obbligati a una lettura di rimandi, quindi non rientra nei nostri canoni editoriali. Fermo restando che, da qui ai prossimi anni, il nostro calendario di pubblicazioni è pieno» (e allora perché lo hanno letto?); «La persona del nostro comitato di lettura incaricata a leggere il tuo manoscritto è sparita nel nulla»; «Se riesci a riscrivere il tuo romanzo, capovolgendo la parte teologica e quella horror, possiamo pubblicarlo» (guarda, lo faccio subito); «Il suo manoscritto è nei nostri uffici» (spero che non sia nei parcheggi a strisce blu, perché sta lì da quattro anni – sarebbero quasi 6.000 euro + mora). «La tua roba è troppo pesante, sembri la Santacroce. Se riesci a levare sta roba tipo Santacroce, proponimi qualcosa» (poi, però hanno pubblicato Santacroce). «Scrivi troppo difficile. Semplifica e scrivi un bel giallo».

Pertanto, la risposta è no. Mai sceso a compromessi per motivi puramente commerciali. Per motivi di pigrizia e perché non sono capace di camuffarmi.

Per gli Stati Uniti, mi è stato recentemente detto: «No pedofilia» (ma era solo per capire se potevo proporre Debbi la strana). Ed è l’unica indicazione che seguirò, per rispettare un canone di mercato.

Naturalmente, non covo astio o senso di sconfitta relativamente a quanto narrato. Per dimostrare che non mi prendo eccessivamente sul serio, vi linko qui la sigla del Fantafestival 2016, di cui sono protagonista per la seconda volta in qualità di attore muto.

https://www.facebook.com/101013713273620/videos/1149732538401727/

ManzettiQuali sono secondo te le nuove tendenze nel genere horror? Puoi segnalarci autori italiani che portano avanti progetti originali?

Non posso non citare il mio amico Stefano Fantelli, per la sua peculiarità visiva di quel che scrive, nel manto di un potente realismo e quindi forte di uno stile limpido e moderno. Alessandro Manzetti, Stoker Award per la sua dark poetry, per il suo stile unico fatto di simbologia e potenza espressiva. Nicola Lombardi, per il suo stile pulito e organico. Tra i talenti a venire, non farò nomi perché sono nel pieno di un contest. Ma posso dire che abbiamo una riserva naturale di scrittori che possono proseguire la pur poco fortunata tradizione italiana.

Le nuove tendenze horror sono ancora salde al torture porn, che horror non è, o agli zombie, ma credo stia scemando, finalmente.

L’elemento sovrannaturale è l’ingrediente indispensabile per ottenere successo oggi nella letteratura di genere? E poi ha ancora senso parlare di generi letterari?

Dunque, secondo me bisogna prima stabilire il senso del termine “successo”. Se intendi successo commerciale, non lo si ottiene in Italia con l’horror. Se intendi il consenso dei lettori, allora nessun ingrediente è indispensabile, perché il lettore non è stupido. L’horror è sovrannaturale, lo splatter no. In ogni caso, non avverto nessun trend distinto nei due generi, quanto ad apprezzamento. Se la storia è buona, può essere un mix di realismo e sovrannaturale, oppure avere un canone specifico e conquistare anche il lettore neofita del sovrannaturale.

Secondo me ha senso eccome, parlare di generi letterari, poiché in un certo senso, devi preparare il lettore e lo devi coinvolgere in una situazione precisa. Nero Metafisico contiene già nel titolo (spero) l’ambivalenza tra sovrannaturale e realismo puro. Giustamente, l’editore ha scelto di apporre la dicitura horror in copertina, perché di fatto il lettore troverà anche argomenti di horror puro. E anche per sdoganare questo tabù, quando il libro passerà nelle mani dei librai.

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Insieme a Stefano “El Brujo“ Fantelli e Alessandro Manzetti (primo italiano nella storia a vincere il premio Bram Stoker quest’anno), vieni considerato il responsabile della rinascita dell’horror italiano, vuoi parlarcene?

Diciamo che la triade malefica è pienamente attiva sul territorio sia individualmente che con operazioni trasversali. Stefano e Alessandro sono anche direttori di collana, oltre che autori, con Cut Up Publishing e Independent Legions (di cui Alessandro è editore), entrambi quindi fautori di un ordinamento strategico della qualità dei prodotti da immettere nel mercato. Io con «Splatter» ho dovuto fermarmi, ma partecipo in background alle imprese dei miei due fratelli di sangue cercando il più possibile di fare rete e aiutare, quando richiesto, a guidare l’horror verso un’eccellenza obiettiva (in quanto a partecipazione pubblica, discussioni condivise nel web). Siamo anche autori membri della Horror Writers Association mondiale, e quindi della HWA Italy (rappresentata ufficialmente da Alessandro), cercando di offrire la nostra esperienza ai membri associati e coinvolgere i nuovi talenti in iniziative d’autore importanti.

13624717_921296891329479_25805107_nIn conclusione, quali sono i tuoi futuri progetti editoriali?

Nell’immediato, la Independent Legions sta per pubblicare The Beauty of the Death, una maxi antologia in inglese con maestri di livello mondiale altissimo, e il primo gruppo di autori italiani senior. Sarà questa una storica operazione massiva intercontinentale tra autori stranieri big (Campbell, Poppy Brite, Ketchum, Edward Lee, Straub, Skipp) e italiani mai messi assieme prima d’ora nella storia dell’horror. Ci sono anche io, grazie all’amico Alessandro Manzetti, c’è anche il mio amico El Brujo, e un bel gruppo di compatrioti.

Nell’immediato, sto lavorando a un romanzo per Vincent Books, in uscita per fine anno. A cui seguirà il completamento della trilogia Debbi per Cut Up.

Per il resto, scrivo e cerco di mettere assieme il mio primo Cd musicale. Poi, quel che avverrà nel mezzo… vedremo.

Ringraziandoti per la disponibilità e il tempo concessomi Paolo, ti rinnovo un caloroso in bocca al lupo per una lunga e “tenebrosa” carriera letteraria!

Ringrazio te e Weird Magazine per l’occasione concessami.

Lunga vita al lupo.

Max Ruzzante

PAOLOL’AUTORE

Paolo Di Orazio Dal 1987 disegna, sceneggia fumetti, pubblica racconti e romanzi per Acme, Granata Press, Addictions, Castelvecchi, Mare Nero, Coniglio Editore, Nicola Pesce Editore, Beccogiallo, Clair De Lune, Urania, Rizzoli, Cut Up, Kipple, Bietti, Independent Legions, Raven’s Head Press, la rivista americana «Heavy Metal», «Cattivik». Coordina le testate «Splatter», «Mostri», «Nosferatu» e «Shinigami».  Il suo libro di esordio, Primi delitti (1989), scatena un’interrogazione parlamentare nel 1990 per istigazione a delinquere e vende 12.000 copie in edicola. Nel giugno 2015 viene pubblicato negli Stati Uniti col titolo My Early Crimes per la Raven’s Head Press dell’editore Michael Hudson.  Dal 2015 è membro della Horror Writers Association.  Nello stesso anno, il suo racconto Hell (incluso in Dark Gates, Kipple 2014, con Alessandro Manzetti) viene inserito nella lista mondiale dei Best Horror Of The Year redatta da Ellen Datlow.