Intervista a Laura Sestri (Nove Strati di Buio di AA.VV. – Echos Edizioni, 2016)

Articolo di Giovanni LeoneLaura SestriL’ultima antologia di storie nere di autori italiani è appena uscita per i tipi della Echos Edizioni nella nuova collana Horror&Gotica, Abissi, ed è a cura di Laura Sestri.

Come spiega Laura Sestri nella sua introduzione al volume, man mano che leggeva i racconti pervenuti per la selezione avviata in occasione dell’apertura della nuova collana Horror&Gotica della Echos Edizioni, Abissi, i racconti inviati dai diversi autori hanno suscitato in lei delle domande in merito al complesso rapporto che lega l’uomo alla morte, su come essa sia così presente in noi, e come la sua presenza generi pensieri, sogni, incubi. Personaggi e ambientazioni calati in una dimensione quotidiana esplorano, più o meno consciamente, le nostre paure ancestrali. La lettura e successiva selezione di questi racconti, parallelamente alla lettura della curatrice del saggio di Edgar Morin (L’uomo e la morte, trad. e cura di R. Mazzeo, Erickson, Trento 2014), danno alla luce l’antologia Nove Strati di Buio.

Nove strati di buioGrazie Laura per aver accettato il mio invito e benvenuta su Weird Magazine. Ho letto che Nove Strati di Buio è in realtà il secondo volume di una nuova collana horror, Abissi, per la Echos Edizioni. Puoi parlarci di questo progetto editoriale?

Io ringrazio te dell’invito, è un vero piacere! Sì, Nove Strati di Buio segue il primo volume uscito per la collana Abissi, ovvero Melograno di Elena Ramella, uscito a maggio e presentato, insieme alla collana, all’ultima edizione del Salone del Libro di Torino. L’idea di base per questa collana è in generale quella di puntare a selezionare opere contraddistinte da una personalità ben precisa (e le valutazioni sono sempre aperte). La paura è la più antica e la più forte delle emozioni umane, non siamo noi di Echos certo i primi a dirlo… E Abissi vuole esplorare proprio le profondità di alcune emozioni umane, la paura in primis. In Melograno è la paura di perdere l’amato, che porta la protagonista ad azioni crudeli e nefande. In Nove Strati di Buio è la paura della morte, del vuoto che ne segue, del nero che dipinge dentro di noi. Il tema comune di queste nove storie è qualcosa che appartiene all’uomo sin da sempre: la paura di cosa ci sia dopo. Da sempre l’uomo ha fantasticato su come fosse, su cosa ci fosse una volta finita la nostra esistenza terrena, e lo ha fatto nei sogni, nelle fantasie ad occhi aperti, nell’ora del pericolo e del dolore. E ha iniziato a creare storie e leggende. E lo fa ancora oggi. Le storie qui raccolte, ciascuna a proprio modo, esplorano alcuni aspetti legati a queste riflessioni da prospettive diverse. Vi è l’uomo nella sua dimensione quotidiana, che arriva – o è già arrivato quando inizia la narrazione – a un punto in cui qualcosa si è inceppato. È successo qualcosa che porta il protagonista a fare i conti o con la parte più nera di se stesso (come nel potentissimo La copia di Luigi Musolino, o come pure esplorato magistralmente in La vendetta di Tim di Juri Casati e Scappiamo insieme di Marco Esposito), o con la parte più nera di qualcun altro (nei tre intensi racconti a firma delle tre autrici: Olivia Balzar, Nuela Celli e Simonetta Santamaria). Oppure qualcosa spinge il protagonista a interrogarsi in prima persona sul mistero della vita e della morte e sui suoi inganni (nei brevi ma incisivi racconti di Giovanni Canadè e di Ottavio Taranto). Otto storie nere dalla penna di nove autori italiani, per un progetto che ha abbracciato tutta l’Italia: Sicilia, Calabria, Puglia, Campania, Lazio, Marche, Lombardia e Piemonte.

Nove Strati di Buio contiene nove racconti di autori italiani di ottimo livello, alcuni degli autori si sono particolarmente distinti nel panorama letterario di genere. Qual è stata la “scintilla” che ti ha spinto a selezionare un racconto piuttosto che un altro, fra tutti i racconti pervenuti in redazione?

Da un lato l’affinità con il tema ormai delineatosi nella mia testa, dall’altro naturalmente la qualità dei racconti, la capacità dei loro autori di rendere personaggi credibili, vividi, nonché storie coinvolgenti.

Ho trovato i racconti delle autrici – Olivia Balzar con Casa di Ringhiera, Nuela Celli con Il Pozzo e in conclusione Simonetta Santamaria con Credevo di essere morto – forti e visionari in modo particolare. Stili diversi al servizio di una tematica preponderante all’interno della antologia. Ti va di descrivere il tuo approccio con queste tre autrici e con i loro racconti?

Si tratta di tre scrittrici molto diverse tra loro, che hanno però in un comune tutte un profilo particolare. Olivia Balzar non è solo scrittrice, ma anche speaker radiofonica – conduce un programma rock su Radio Kaos Italy – ed è attrice teatrale, tra l’altro anche di una sua stessa opera: Le cose buone fanno male, racconto contenuto nell’antologia al femminile Streghe Postmoderne (AlterEgo 2016) e adattato a spettacolo teatrale pochi mesi fa. L’avevo apprezzata per questo suo racconto e quindi invitata a partecipare alla selezione con suoi racconti inediti (non avevo ancora in mente Nove Strati di Buio). Casa di ringhiera è un racconto molto intenso. Mi aveva colpito il modo in cui Olivia affronta il tema del tempo che scorre, della perdita e della conseguente… “conservazione”. Aspetto che rientrava perfettamente in Nove Strati.

Conosco Nuela Celli da molto tempo ormai, l’ho affiancata in sue presentazioni anche prima che approdasse alla Echos Edizioni non solo come autrice ma anche come curatrice della collana psico-erotica Apnea. È senza dubbio una scrittrice dalle molte sfaccettature, che pone però sempre le alienazioni dei suoi personaggi al primo posto. Il punto di vista dell’ “emarginato” per così dire è perfetto per dar modo al personaggio – e alla scrittrice – di guardare la realtà da una certa distanza e di coglierne aspetti significativi, che restituisce con uno stile asciutto e dritto al punto. Il pozzo è la storia di un uomo particolare un po’ ai margini di una vita normale che entra in disturbante connessione con morti di morte violenta che cercano giustizia. Mi è piaciuta molto da un lato la connessione empatica con questi miseri malmorti, dall’altro la dinamica instaurata tra i due protagonisti. Un racconto tra l’altro che ha un respiro più ampio, che fa intravedere la possibilità di essere proseguito.

Simonetta Santamaria non ha certamente bisogno di presentazioni. Suoi libri sono stati tradotti in Francia e in Spagna, suoi racconti sono apparsi in antologie di prestigio, tra cui Eros e Thanatos (Giallo Mondadori) e The Beauty of Death (Independent Legions), insieme ad autori del calibro di Ramsey Campbell e Peter Straub. Apprezzo la sua scrittura, la sua esperienza, il suo essere dura e incisiva quando scrive. Ho avuto il piacere di scoprirla un pochino meglio grazie all’intervista che ha rilasciato per il mio blog (Horror+Women Writers+Italy: La Diabolica Intervista a Simonetta Santamaria), luogo in cui abbiamo avuto modo di parlare dell’attuale situazione dell’horror al femminile per quanto riguarda il panorama editoriale nostrano. Mi piaceva molto l’idea di averla nell’antologia che ormai aveva assunto un profilo più definito ed è stato con grande gentilezza e disponibilità da parte sua che è nato quindi Credevo di essere morto, un racconto duro come una pugnalata nello stomaco che chiude Nove Strati di Buio. Mi sembrava la perfetta, terribile chiusura. La vita è dura, ma dopo è molto, molto peggio.

copertina

Nel corso della curatela a Nove Strati di Buio, c’è un aneddoto che ti va di raccontarci?

Mentre la selezione dei racconti è andata direi in modo piuttosto liscio, senza grossi dilemmi (una storia se mi colpisce lo fa subito), ho tribolato non poco per la copertina e per il titolo… Ho passato molto tempo a guardare immagini e a scartare titoli, e c’era chi mi smontava pezzo dopo pezzo (una certa Nuela Celli). Poi l’illuminazione in tandem: I Nove Strati, dico io. Sì però di Buio dice lei. Con quella che pensavo una buona idea per la copertina, telefono a un grafico pazzesco, Adamo Vesperini della Athena Concept di San Benedetto del Tronto e gli espongo per filo e per segno la mia idea. Quando poi arrivo in agenzia qualche settimana dopo e vedo la bozza stampata mi accorgo che non c’entrava niente con il mio “briefing” ma era di una bellezza incredibile e gliene sono davvero grata. Del resto, a ciascuno il suo.

Cosa ti spinge a occuparti di letteratura horror e weird? E quale è stato il tuo primo impatto con questi generi letterari?

Ho sempre amato questo tipo di letteratura, complice mio padre. Un giorno – forse alle medie – gli ho chiesto cosa potessi leggere e non ha esitato a consigliarmi i racconti di Edgar Allan Poe. Da lì mi si è aperto un mondo che non ho più abbandonato. E la Echos Edizioni di Marco Ronco mi ha dato la bellissima opportunità di potermene occupare dalla prospettiva di curatrice, che va ad arricchire, insieme al mio ruolo di traduttrice, il mio personale sguardo sul genere.

Ho letto che affianchi l’attività di traduzione dal russo a quella di narrativa fantastica dall’inglese anche grazie alla creazione del tuo blog La Fucina delle Diaboliche Traduzioni. Puoi parlarci del tuo blog?

Sì, traduco saggistica letteraria e linguistica dal russo, oltre che narrativa fantastica dall’inglese. La mia formazione universitaria mi ha portato alla prima attività, la mia passione viscerale alla seconda. La Fucina delle Diaboliche Traduzioni (il cui titolo prende le mosse dalla boccaccesca fucina di diaboliche operazioni) è nata proprio come esigenza specifica: dovevo trovare il modo di riuscire a dedicarmi al tipo di letteratura che amo da sempre. Ho sempre avuto il pallino di andarmi a cercare gli autori che più mi piacevano bypassando il mercato editoriale italiano. In realtà è comune tra i traduttori fare scouting, assicurarsi della disponibilità dei diritti di traduzione e fare la propria proposta, tramite mail, alle case editrici più idonee per quel tipo di autore. Io volevo fare qualcosa di un po’ diverso: volevo creare un luogo pubblico in cui “forgiare” nuove, possibili traduzioni, presentando l’autore inedito non solo al lettore del mio blog tramite un’intervista, una sinossi, e un estratto tradotto dell’opera scelta, ma anche a un eventuale editore italiano. È sempre molto interessante entrare in contatto con gli autori che si traducono, se ancora in vita, ed è bello poi anche il rapporto di fiducia che s’instaura. Quando poi la proposta o l’autore “forgiato” in qualche modo giunge a pubblicazione grazie all’intervento di una casa editrice hai la quadratura del cerchio. Così è stato per Liz Williams grazie alla Future Fiction, etichetta digitale di Francesco Verso (per la quale ho poi proposto e tradotto Vajra Chandresekera, autore singalese anglofono. Due racconti di entrambi gli autori sono stati poi riproposti nell’antologia cartacea Storie dal domani, Mincione Edizioni). Attraverso l’ultima autrice presentata, S.P. Miskowski, sono poi riuscita ad entrare in contatto con la Hypnos Edizioni. Molto probabilmente un racconto di questa scrittrice americana vedrà presto la luce per la casa editrice milanese di Andrea Vaccaro.

Attualmente, quali sono gli editori con i quali stai collaborando e in cosa consistono le tue collaborazioni? Se puoi parlarcene, naturalmente.

Proseguo dalla fine dell’ultima domanda. La mia collaborazione con la Hypnos ha avuto inizio dal numero 6 del magazine, in cui ho scritto due recensioni (tra cui quella di Knock Knock di S.P. Miskowski) e tradotto due racconti di H.R. Wakefield. Anche il prossimo numero ospiterà miei contributi, e la cosa mi rende molto felice. Ancor di più perché ci sono altri progetti in cantiere: una bellissima antologia di racconti weird al femminile. Ivo Torello, vicedirettore di Hypnos, mi ha chiesto di curarne la selezione e traduzione insieme ad un’altra traduttrice Hypnos, Elena Furlan. Sto lavorando poi alla traduzione del prossimo volume della nuova collana Visioni, ovvero The Visible Filth di Nathan Ballingrud.

Fresca la notizia che l’altra casa editrice con cui ho collaborato di recente, la EUM (Edizioni Università di Macerata, università dove mi sono laureata e addottorata), mi ha affidato per la terza volta la traduzione di uno dei saggi dello studioso ucraino E.M. Meletinskij. Dopo Poetica storica della novella e Archetipi letterari mi metterò prestissimo al lavoro su Romanzo medievale, uno studio approfondito sulla genesi e sullo sviluppo del romanzo medievale praticamente ovunque. Non vedo l’ora di affrontare in particolare la traduzione della parte riguardante il romanzo medievale transcaucasico (Georgia, Armenia, Azerbaigian).

Sono numerosi gli autori contemporanei ancora inediti nel nostro paese. Quali ti piacerebbe, di quelli che hai apprezzato e ancora inediti, venissero tradotti in italiano? E quali sono gli autori contemporanei, tradotti, che hanno colpito il tuo interesse?

Sarei senza dubbio felice di vedere tradotte in particolare Linda Rucker, Mercedes Yardley, S.P. Miskowski naturalmente, Evie Wyld (il romanzo All the Birds, singing è un vero gioiello – so che i diritti di traduzione sono stati acquisiti in Italia ma se non sbaglio ancora non è stata pubblicata), ricordo che Isis Unbound di Allyson Bird mi colpì davvero molto quando uscì, romanzo notevole; di nuovo e più generosamente Kathe Koja, Caitlin R. Kiernan, Tanith Lee. Di recentemente edito (da Hypnos) un nome su tutti: Livia Llewellyn, spettacolare. Tutte donne non lo faccio apposta, mi viene naturale così (Questo naturalmente non ha nulla a che vedere con la mia imparzialità nella valutazione di inediti per Abissi, è chiaro). Però in attesa di trovare il tempo giusto per leggerlo c’è uno dei miei ultimi acquisti, un autore ancora inedito in Italia se non sbaglio, Adam L.G. Nevill, Some will not sleep: selected horrors.

Grazie del tuo tempo Laura e a presto. Ti lascio con una ultima domanda: cosa può aspettarsi il lettore da Nove Strati di Buio?

Delle letture eterogenee pur nella loro affinità tematica. Delle belle letture naturalmente, aggiungo. Ciascuna peculiare a proprio modo, e profonda e terribile.

Grazie a te di questa bella intervista!

Giovanni Leone

Laura SestriLaura Sestri poco prima di laurearsi in Lingue e Letterature straniere (con una tesi in glottologia su un tema della narrativa orale epica antico russa) inizia a lavorare in un’agenzia di comunicazione [Presso l’Athena Concept, agenzia di comunicazione di San Benedetto del Tronto (AP), che ha realizzato la copertina di Nove Strati di Buio, NdR] come traduttrice e copywriter, ruolo quest’ultimo che perfeziona con il Master IED in Scrittura Pubblicitaria e che porta avanti per 3 anni. L’ambiente dinamico e stimolante e il tipo di lavoro creativo non riescono però ad avere la meglio sul suo desiderio di proseguire gli studi e così si riscrive all’università, conseguendo dopo tre anni il titolo di Dottore di Ricerca in Storia Linguistica dell’Eurasia.

Affianca l’attività di traduzione dal russo a quella di narrativa fantastica dall’inglese. Cura la collana Horror&Gotica Abissi della Echos Edizioni.

Riferimenti:

Il blog di Laura Sestri:
http://diabolichetraduzioni.blogspot.it/

Echos Edizioni:
http://www.echosedizioni.it/

Nove Strati di Buio:
http://www.echosgroup.it/product.php~idx~~~61~~Nove+strati+di+buio+_+Autori+Vari~.html

Pagina Facebook Nove Strati di Buio:

https://www.facebook.com/NoveStratidiBuio/?ref=ts&fref=ts