Intervista a Claudio Vergnani

Articolo di Max RuzzanteClaudio VergnaniIn occasione dell’imminente pubblicazione del prossimo romanzo, abbiamo voluto trarre un bilancio della carriera di un autore sicuramente di talento nel panorama horror/noir italiano e non solo, che a mio modo di vedere non ha ancora ottenuto il successo che merita nonostante abbia già all’attivo ben otto romanzi; stiamo parlando dello scrittore modenese Claudio Vergnani.

Ciao Claudio e benvenuto su Weird Magazine;si sente vociferare di un tuo prossimo romanzo che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo in questi casi) intitolarsi «Il Bisbiglio», puoi accennarci qualcosa di più?

Ciao. Grazie a te per avermi invitato. E’ un onore e un piacere.

“Il Bisbiglio” (titolo ancora provvisorio) è un romanzo che si discosta dalla mia precedente produzione, essenzialmente fantastica/horror o, nel caso de “La Sentinella”, distopica. Si tratta di un giallo, almeno nella struttura generale. Intendiamoci, niente commissari, detective o dandy dalle svagate propensioni investigative. Semplicemente, i miei personaggi principali – coadiuvati da alcune vecchie conoscenze – si troveranno alle prese con un insolito avversario che, pur senza prenderli direttamente di mira, li coinvolgerà loro malgrado in una spirale di crescente violenza e orrore, fino a un finale – mi auguro – all’altezza delle aspettative. Accenno al finale perché, da lettore, molto spesso trovo che gialli ben congegnati – forse proprio perché ben congegnati – tendano a rivelarsi ripetitivi e monodimensionali proprio nelle battute finali. Offrendo al lettore schemi più che soluzioni.

Desidero anche specificare che non si tratta di una storia consolatoria (ossia, attraverso mille traversie il “bene” trionfa sul “male”) ma di una narrazione assolutamente onesta nella sua crudezza, che affronta temi che mi sono cari (e che, incidentalmente, sono tragicamente attuali).

Lovecraft's InnsmouthQuali sono le peculiarità del tuo stile e quali autori ti hanno maggiormente influenzato a tal punto da iniziare a intraprendere la carriera di scrittore? Tali influenze sono cambiate nel corso del tempo?

Difficile per me parlare del mio stile. Essenzialmente, cerco di scrivere ciò che mi piacerebbe leggere e che, di regola, non trovo. Quasi sempre anche gli autori più dotati – e ce ne sono molti – tendono a riproporre schemi e stilemi che hanno un retrogusto di “già visto, già letto, già sentito”, soprattutto nei confronti di lettori avveduti. Scrivendo, cerco di rimanere su binari classici ma non intrappolato in schemi ripetitivi. L’obbiettivo è proporre a un lettore storie e personaggi che siano interessanti ma non artificiosi, fantastici ma non innaturali, dotati di caratteristiche non comuni, ma credibili. Nel bene come nel male. Ciò che fanno deve essere sensato, ma NON stereotipato.

Il punto, oggi, è che molti lettori non possiedono un background solido e tendono a preferire trame e stili che un lettore esperto conosce e apprezza ma dai quali non può più farsi coinvolgere.

Come diceva Eco, oggi un lettore non può che trovare insulsa, in un romanzo contemporaneo, una frase del tipo: “Il tramonto pareva incendiare il cielo” che invece, magari cinquant’anni fa era suggestiva e azzeccata. A quanto pare, però, in una sorta di spirale involutiva, lo zoccolo duro dei lettori italiani pare affezionato proprio agli stereotipi. Detto ciò, io procedo per la mia strada.

Sono cresciuto leggendo di tutto ma ammetto che la mia formazione letteraria ha subito un forte imprinting dalla letteratura di genere. Dunque, non sorprende che, a un certo punto, forse quando dopo anni mi sono accorto di averne assimilato strutture e messaggi, mi sia venuto naturale riproporla come autore, con amore e rispetto per la tradizione ma anche tanta innovazione per tenerla viva e – mi si dice – con una dose generosa di ironia.

La torre delle ombreNel corso della tua carriera hai toccato vari generi quali l’horror, il noir fino a sconfinare nel thriller/distopico il tutto sempre condito da un’irresistibile ironia di fondo. Quale genere letterario ti piacerebbe ancora esplorare?

Non ho particolari preferenze. La mia aspirazione è riuscire a scrivere un romanzo di cui io per primo possa dirmi soddisfatto almeno al 95%. Per ora, a mio giudizio, sono fermo al 75%. Nello specifico, tuttavia, come dirò più avanti, è un po’ che penso a una ghost story, magari riprendendo e attualizzando le atmosfere del Carnacki di Hodgson. Vedremo.

Pubblichi ormai da diversi anni; te la senti di tirare le prime somme della tua esperienza come scrittore?

Sì, certo. Sono molto soddisfatto della qualità dei lettori che mi seguono – lettori attenti, competenti, sensibili. Lo sono un pochino meno del contesto storico sociale in cui mi muovo. Contesto che, a mio umile parere, tende a premiare le iperboli stereotipate o una certa piattezza ripetitiva. O peggio, il luogo comune fatto passare per o per profondità di analisi, quando invece si tratta di mero cliché. Ma, d’altro canto, si tratta di un problema comune.

Il romanzo che hai scritto al quale sei più affezionato?

In tutta onestà, spero di doverlo ancora scrivere. Detto questo aggiungo che, una volta ultimato un romanzo smetto di viverlo da autore e, quando capita di parlarne, mi viene naturale invece valutarlo come lettore. In questo senso – da lettore, appunto – posso dire che, com’è ovvio, alcuni li preferisco ad altri. Ma in questo caso si entra nella sfera del gusto e, forse, delle valutazioni estemporanee, legate a variabili casuali. In generale, mi piace pensare che, una volta pubblicato, un romanzo “se ne vada per il mondo con le sue gambe”, e saranno i lettori a dare energia a queste gambe, se tale romanzo avrà dato loro in cambio qualcosa. Come autore, a quel punto, io penso solo al romanzo che verrà dopo.

Il personaggio al quale sei più legato e quello che in un’ipotetica situazione critica affideresti senza remore la tua vita?

Vergy. Senza alcun dubbio. Un commilitone conosciuto ai tempi del mio servizio militare in Libano e – opportunamente ritoccato, ma nemmeno troppo – riproposto nella maggior parte dei miei romanzi. Era, in carne e ossa, un personaggio fatto e finito. Un misto di coraggio, forza fisica, cultura, acume, brutalità, humor ed esperienza. Ovviamente il nome era diverso. Ne ho perso le tracce. Non so nemmeno se sia ancora vivo. Quando ho scritto il mio primo romanzo era inevitabile che mi ispirassi a lui.

Quale parte della stesura di un romanzo ti diverte di più e quale meno? E che sensazioni provi quando giungi alla fine?

I miei romanzi, belli o brutti che siano, hanno sempre un’idea di base, che non è il nucleo della trama, ma una sorta motivo conduttore, di “senso” portante che si muove lungo la linea della narrazione. Tale idea mi è sempre cara e la sento intimamente. Desidero quindi fortemente portarla a galla in ogni sua sfaccettatura e contraddizione. Spesso si tratta di temi difficili da affrontare (per i miei personaggi così come lo sarebbero per ciascuno di noi) e privi di una soluzione univoca. Non è sempre semplice, per me, strapparmi dalle viscere tali concetti e metterli con onestà e chiarezza su carta, perché desidero farlo con sincerità totale e approfondimento, pur conscio che più si approfondisce un tema è più ne emergono le contraddizioni. E alla fine, per rispondere alla tua domanda, tendo a sentirmi svuotato e stanco.

Il ritorno delle gruQuale libro che hai letto ed apprezzato particolarmente avresti voluto scrivere ?

Rimanendo nella letteratura di genere direi Il ritorno delle gru, di Trevanian. Colto e abile autore in grado di calibrare con certosina attenzione l’ironia. Su un versante più fantasy credo che Matheson sia un autore basilare. Apprezzo anche Dan Simmons. Non sempre è ispirato (e certe sue pagine sono francamente da scordare), ma quando lo è credo che non sia inferiore a nessuno.

Esistono ottimi scrittori italiani che stanno esplorando nuove vie e che si scontrano con il muro delle ambientazioni nostrane e della diffidenza del lettore. In questo va riconosciuto il loro coraggio e la loro determinazione.

Una volta terminata (sperando il più tardi possibile) l’esperienza di scrittore, leggendo i tuoi romanzi, cosa vorresti venisse ricordato di te o di loro?

Già essere ricordato sarebbe un successo enorme. Se scrivi storie che rimarranno nella mente e, magari, nella formazione di un lettore, allora lo scopo è raggiunto. Si tratta non solo di una gratificazione ma di un onore del quale cercare di essere degni.

Ci vuoi parlare dei tuoi prossimi progetti?

Come dicevo sopra, nella mia “carriera” di “esploratore” di generi letterari manca la ghost story. E’ un po’ che ci penso. Oggi, non è facile scrivere qualcosa che non sia in qualche modo già stato detto, scritto o mostrato al cinema, sull’argomento. E le minestre riscaldate non mi sono mai piaciute. Vedremo se avrò un’idea che valga la pena proporre. Un tema portante che possa appassionare me e, se sarò all’altezza, anche il lettore.

Essenziale sarà comunque creare un legame affettivo con il lettore. Il romanzo ideale è quello che una volta terminato, prosegue nella memoria e nei sentimenti di chi lo ha letto.

Ringraziandoti per il tempo concessomi ti rinnovo un caloroso in bocca al lupo per una lunga e proficua carriera all’insegna delle avventure di Claudio & Vergy!

Grazie a te e a chi avrà la bontà di leggerci.

Max Ruzzante

BIBLIOGRAFIA DELL’AUTORE

Romanzi

* ”Il 18° Vampiro” (Gargoyle Books, 2009) ISBN 978-8889541302

* ”Il 36° Giusto” (Gargoyle Books, 2010) ISBN 978-8889541487

* ”L’ora più buia” (Gargoyle Books, 2011) ISBN 978-8889541609

* ”I vivi i morti e gli altri” (Gargoyle Books, 2013) ISBN 978-8898172047

* ”Per ironia della morte” (Nero Press, 2013) ISBN 978-8890725906

* ”La sentinella” (Gargoyle Books, 2015) ISBN 978-8898172528

* ”Lovecraft’s Innsmouth. Il romanzo” (Dunwich Edizioni, 2015) ISBN 978-8898361359

* ”La torre delle ombre” (Nero Press, 2016) ISBN 978-8898739639

Racconti

* ”Il nuotatore” (in ”Stirpe angelica”, [Edizioni della sera], 2010) ISBN 978-8897139003

* ”Lovecraft’s Innsmouth” (”Cthulhu Apocalypse Vol. 1”, [Dunwich Edizioni], 2015)

Claudio Vergnani autoreL’AUTORE

Nato a Modena, svogliato studente di liceo classico, ancor più svogliato fuoricorso di Giurisprudenza, Claudio Vergnani preferisce passare il tempo leggendo, giocando a scacchi e tirando di boxe. Allontanato dai Vigili del Fuoco, dopo una breve e burrascosa parentesi militare ai tempi del primo conflitto in Libano, sbarca il lunario passando da un mestiere all’altro, portandosi dietro una radicata avversione per il lavoro. Dalle palestre di body building alle ditte di trasporti, alle agenzie di pubblicità, alle cooperative sociali, perso nei ruoli più disparati, ma sempre in fuga da obblighi e seccature.