I classici della letteratura horror: “Il Castello di Otranto” (The Castle of Otranto, 1764) di Horace Walpole

Articolo di Francesco CoriglianoIl_castello_di_Otranto_Horace_WalpoleSi suppone che gli avvenimenti si svolgano nel Duecento. Manfredo, signore di Otranto, nipote dell’usurpatore del regno che ha avvelenato Alfonso, il lettimo sovrano, vive sotto l’incubo di una profezia, secondo cui la stirpe dell’usurpatore continuerà a regnare, finché il legittimo sovrano non sia divenuto troppo grosso per abitare il castello e finché discendenti maschi dell’usurpatore lo occupino. Quando la profezia sembra avverarsi, Manfredo atterrito confessa il modo dell’usurpazione e si ritira in un monastero con la moglie. Il romanzo fu pubblicato nel 1764 e, nella prima edizione, era descritto come una versione dall’italiano.

Titolo: Il castello di Otranto | Autore: Horace Walpole | Titolo originale: The Castle of Otranto, 1764 | Romanzo Gotico

Tutti hanno un amico un po’ incoerente e bislacco, uno di quelli che racconta storie piene zeppe di fatti, nomi e posti improbabili – storie e che quando abbiamo finito di sentirle ci sembrano, nonostante tutto (e incredibilmente) coerenti.

Castle of OtrantoEbbene, anche nel 1764 qualcuno doveva avere un amico così, un amico di nome Horace Walpole – uno che pensò bene di pubblicare quella roba stranissima e strampalata che è Il castello di Otranto. Se nel XVIII secolo avessi avuto una wunderkammer ci avrei piazzato anche questo piccolo libricino, un miscuglio di temi protoromantici in ambientazione medievaleggiante, incastrato su una struttura da romanzo alessandrino; una massa traballante che davvero trabocca di cose ed eventi, al punto da sembrare spesso poco più che un canovaccio per un romanzo “vero”.

Ma poi che cosa si può intendere parlando di “vero” riguardo a questo romanzo? Di sicuro non “realistico”, perché ne Il castello di Otranto gli elementi sovrannaturali sono presenti (sebbene, tranne quello che si verifica nelle primissime pagine del libro, abbiano tutti un’importanza narrativa dubbia); più probabilmente questo è un romanzo “vero” e proprio perché coerente e (quasi) organizzato. Fatico un po’ a credermi mentre lo scrivo, ma anche questa follia di Walpole ha una sua tenuta e nonostante spesso sembri che gli stia scappando dalle mani per rotolare sul pavimento della stanza delle meraviglie, tra squame di drago e reliquie di santi, alla fine le cose vanno come devono andare e tutto finisce quasi male (o quasi bene). Questa tensione disgregatrice si avverte tanto nel ritmo narrativo, che si allunga e si accorcia in base a criteri poco definiti (e che credo siano dettati semplicemente da quanto si divertisse lo stesso Walpole a scrivere certe sequenze), tanto nei dialoghi che in più d’un punto sfibrano i nervi, con personaggi che si interrompono a vicenda rimproverandosi per la perdita di tempo arrecata e continuando a rimbeccarsi e perder così altro tempo.

ghostA tal proposito, nella prima prefazione Walpole tenta la solita strategia del manoscritto ritrovato, ma nella seconda prefazione – ormai, credo, costretto a confessare la paternità del monstrum – cerca di nascondere l’imbarazzo appellandosi a Shakespeare e alla possibilità di fondere tragico e comico, che deve essere permessa a tutti gli autori. Shakespeare, dice il caro Horace, ha mescolato tratti di commedia e di tragedia e così ho fatto io in quest’opera un po’ fantasiosa; noi gli rispondiamo che è senz’altro così, ma anche che William basa ciò che scrive su un equilibrio che Il castello di Otranto non solo non può raggiungere, ma neanche sognarsi – proiettato com’è, a ben vedere, verso quell’eccesso che la teoria del sublime ripescata dai romantici indicherà come alto segno d’arte.

E a noi che resta, davanti a questo romanzo? Beh, se volete leggere di profezie e grandi virtù, di figli perduti e armature giganti, di passaggi segreti e innamoramenti istantanei avrete ciò che cercate, e finirete col mettervi le mani ai capelli e avere comunque ancora voglia di andare avanti nelle pagine.

Tutti hanno un amico che racconta storie strampalate. Se voi non ne avete uno, allora procuratevi Il castello di Otranto e rimediate alla lacuna.

Francesco Corigliano

walpoleL’AUTORE

Horace Walpole, 4º Conte di Orford (Londra, 24 settembre 1717 – Londra, 2 marzo 1797), è stato uno scrittore inglese, autore de Il castello di Otranto, primo romanzo gotico propriamente detto, e attivo in diversi ambiti e con vari interessi. Famoso fu il suo vasto epistolario con cui intratteneva dotte disquisizioni sui più disparati argomenti.

 

AnteCriticaArticolo pubblicato anche sulla pagina web di Francesco Corigliano AnteCritica http://antecritica.biblon.it/2015/05/walpole-e-il-caos-di-otranto/